PAVIA – La procura di Pavia ha chiuso per la seconda volta le indagini sul delitto di Garlasco a carico di Andrea Sempio, il 38enne indicato come nuovo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007. Gli inquirenti hanno depositato nuovi atti e consulenze tecniche, rafforzando l’impianto accusatorio e prefigurando la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio aggravato dalla crudeltà e dall’odio verso la vittima.
Nuovi elementi sulle impronte e sulla scarpa
Tra gli elementi chiave dell’inchiesta “bis” ci sono l’impronta 33, attribuita al palmo della mano di Sempio, e una scarpa modello Frau taglia 42, risultata compatibile con le misure del suo piede. I consulenti della procura, Gianpaolo Iuliano e Nicola Capriolo, hanno confermato che le osservazioni della difesa non introducono elementi nuovi tali da modificare le precedenti valutazioni tecniche sull’impronta 33.
Il Dna sulla bici: “Poteva scagionare Stasi 19 anni fa”
Un passaggio centrale del comunicato della procura riguarda il Dna trovato sui pedali della bicicletta di Chiara Poggi, reperto che nel 2007 portò al fermo e poi alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Secondo la procura, dai “Raw Data” consegnati dal Ris di Parma emergono due contro-analisi effettuate il 20 settembre 2007, totalmente negative, che – a giudizio dei consulenti della difesa di Stasi – avrebbero potuto scagionarlo già allora. Questi esiti non sarebbero mai comparsi nel fascicolo del processo a carico di Stasi.
La procura precisa di non aver mai chiesto alla procura generale di Milano di avanzare un’istanza di revisione della condanna di Stasi, ma di aver tenuto informata l’autorità competente su ogni aspetto ritenuto rilevante.
Agonia di Chiara: “Fino a 60 minuti”
Le nuove analisi medico-legali, condotte da Cristina Cattaneo e dal co-consulente prof. Leone, indicano che le lesioni inferte a Chiara Poggi non sarebbero state immediatamente antecedenti alla morte, ma risalenti a un intervallo compreso tra 15 e 30 minuti prima del decesso, con la possibilità di una sopravvivenza complessiva fino a 60 minuti.
Sul Dna trovato sotto le unghie della vittima, attribuito dall’accusa a Sempio, i pm spiegano che le note integrative della difesa sono state valutate e confutate dai consulenti del pubblico ministero, il prof. Carlo Previderè e la dott.ssa Pierangela Grignani.
Sempio non si è sottoposto alla perizia psichiatrica
La procura ha inoltre comunicato che gli accertamenti sulla capacità di intendere e di volere di Sempio sono stati “allo stato sospesi”. Il consulente psichiatra Roberto Catanesi, incaricato dalla procura, ha dichiarato di non avere elementi sufficienti per rispondere ai quesiti in modo metodologicamente adeguato, poiché Sempio si è rifiutato di sottoporsi a una visita clinica diretta.
La famiglia Poggi: “Non mi sento di dire niente”
La mamma di Chiara, Rita Poggi, ha scelto ancora una volta il silenzio. “Non mi sento di dire niente, non ho informazioni…”, ha dichiarato a caldo, confermando la linea di riservatezza adottata dalla famiglia negli ultimi anni.
Ora la difesa di Sempio, rappresentata dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, ha 20 giorni per esaminare gli atti e presentare una memoria. Decorso questo termine, i pm assumeranno le determinazioni sull’azione penale, con ogni probabilità chiedendo il rinvio a giudizio.

