ROMA – Una serata da laziali. L’ennesima. Pur senza Olimpico, pur senza Lazio, pur senza squadra. Perché ormai, per “atto d’amore”, la frattura è insanabile. Evidentemente nemmeno la lettera aperta di Lotito risalente a qualche settimana fa ha cambiato le carte in tavola: i tifosi dopo vent’anni chiedono soltanto la “Liberazione”.
Ed è così che anche la serata del due luglio 2026 è già storia. Quella realizzata dal tifo organizzato della Lazio, che come già annunciato la prossima stagione in segno di protesta contro la proprietà non s’abbonerà e diserterà la Curva Nord.
Una marcia, quella da Ponte Milvio a Piazzale Ankara a due passi dallo stadio Flaminio, condotta da 20000 anime biancocelesti. Bandiere, striscioni, fumogeni ma soprattutto quella voglia, insieme, di venerare il sentimento laziale. E allora cori e canzoni, pure Tommaso Paradiso, fino agli inni e quel solenne “Giardini di marzo”.
Una serata condita da video messaggi di campioni, quelli dell’imperfetto fino a quelli del passato remoto. Applausi a scena aperta per le parole al miele, il saluto dei campioni d’Italia, quindi Veron e Nesta; quindi Signori, ovazione totale. Fino a quelli più vicini, temporaneamente: l’occasione di Romagnoli di salutar tutti, chi tifa Lazio ma milita altrove come Valeri e Folorunsho.
Presenti anche le istituzioni, tra cui soprattutto il presidente della Regione, Francesco Rocca. Noto tifoso biancoceleste, sul palco ha spiegato (sollevato dall’ovazione popolare) come “il grido di dolore del popolo laziale meriti risposte”. Una marcia, una mobilitazione. Tra le 20000 anime biancocelesti anche Bernabè, l’ex falconiere licenziato da Lotito, assieme alla sua vecchia aquila, Olimpia.


