Nel tempio di Federer, sarà ancora una volta finalissima. Jannik Sinner insegue un altro passo verso la storia. Col successo che ha deliziato cuori e papille dei milioni di tifosi azzurri in un caldo venerdì di metà luglio incollati ai teleschermi, l’altoatesino s’è guadagnato la seconda finale consecutiva.
Nell’anno di Alcaraz, vinse comunque lui. Vinse Jannik, che tornato dalla squalifica scrisse pagina epica di sport italiano, il primo azzurro a trionfare nel massimo tempio del verde. Sarà pure stato l’anno dello spagnolo, ma battendolo in finale Sinner regalò al Bel Paese qualcosa di mai visto prima.
E tra l’altro da lì fioccò la stagione del controsorpasso. Fin qui inverno e primavera straordinari. Sei Masters 1000 consecutivi, pure Roma, tutti ad omaggiare il Re. E qual maniera migliore che continuare un’egemonia stagionale che vincere, ancora, nel tempio. Battuto Djokovic, un triplo 6-4 assolutamente glorioso, che sa sempre di by-pass per la storia, ancora.
Ma attenzione a Zverev. Che quest’anno ha vinto Parigi. Che sa esser osso duro. Vive un’annata floridissima, il tedesco. Dopo tanti di traguardi sfiorati, raccoglie. Per questo domani vietato dormir sonni tranquilli. Servirà la versione fredda e glaciale, quella del vero altoatesino.
Nel tempio di Federer, che ne ha vinti otto. Per entrare ancora di più nella storia, con un secondo Wimbledon consecutivo. In pochi ci sono riusciti. Prima di Sinner, per esempio, Carlos Alcaraz: doppia edizione 2023 e 2024. Adesso spetta a Jannik, far sua l’edizione 2026 dopo quella 2025.

