BERLINO – Emozioni, purissime. Nonostante sia mancato quel lieto fine che forse, per quanto vissuto sino al fil di sirena, sarebbe stato l’epilogo più appropriato di una narrazione epica, cavalleresca. Sarebbe stato estati. Le azzurre di Capobianco, le ragazze dell’Italia del basket che mancava di Mondiali da 32 anni, avrebbero meritato un finale diverso. Ma hanno scritto storia, comunque. Vederle in lacrime, sgomente, inconsolabili.. mostra la grandezza del traguardo raggiunto, comunque. E che va decantato, altrettanto comunque.
L’Italia ha sfiorato l’accesso ai quarti di finale. L’Italia, per un ferro, non chiude tra le prime otto al mondo. Non male per una realtà che nel mondo cestistico femminile non è che vantasse tutta questa tradizione; ed invece, nonostante oscurate dalla grandezza delle gesta di altri sport in cui il movimento rosa oltre che andar di moda vola, le azzurre di Capobianco partite sottotraccia hanno reso fiera una nazione, comunque.
Lo spareggio con l’Australia, una sorta di ottavo di finale, era visto come qualcosa di proibitivo alla vigilia. E così effettivamente s’è dimostrato, almeno per i primi tre tempi. Salvo il quarto periodo, in cui le azzurre centrano una delle rimonte più straordinarie e mozzafiato del basket femminile: recuperano addirittura 26 punti, trascinate dalla solita mattatrice Costanza Verona, che in tutto il match andrà a referto 33 volte. L’Australia rimette il musetto avanti a poco più di un minuto dalla fine, spreca l’occasione per chiuderla concedendo così la chance a Pasa, che si spegne sul ferro a centesimi dal traguardo. S’è chiusa 82 a 80 per le australiane: sgomento, disperazione, lacrime.
Inizialmente inconsolabili. Mani tra i capelli, anche per chi a casa dinanzi alla tv. Ma col passare delle ore, non può che a freddo prevaler quel senso di grande orgoglio. Quella sensazione d’aver sfiorato l’impossibile, quelle sensazione d’aver scritto comunque l’impensabile. Una rimonta del genere nel quarto periodo ha fatto sognar tutti, non solo l’Italia. Le azzurre di Capobianco lasciano così Berlino, lasciano a testa altissima una competizione da cui mancavano da 32 anni. E tutto ciò, tutto quel che s’è vissuto, rischia meravigliosamente d’aver definitivamente adesso sì cambiato dimensione e pertanto concezione del movimento cestistico femminile italiano. Deve esser punto di partenza, tutto questo. Intanto, standing ovation.

