Mancavano solo le ultime due grandi, all’appello Mondiale. S’è chiusa la prima ondata, il primo assaggio, il primo grande antipasto del Mondiale più largo della storia, per la prima a 48 squadre. Ci sono voluti infatti quasi sette giorni interi per concludere il primo turno d’ognuno dei rispettivi 12 gironi.
Ma alla fine, specialmente oltremanica, n’è valsa la pena. Perché da Newcastle a Londra, passando per Manchester e Liverpool, aspettavano tra piazze e pub la prima dei nuovi Tre Leoni di Tuchel. Che risposta più confortante non potevano evidentemente offrire. 4-2 al debutto contro un’istituzione europea sempre insidiosa, esperta e d’assoluto valore: Kane e Bellingham smontano la Croazia, ripresa ancora meglio del primo tempo: espressione da calcio per club, organizzazione ed intensità, meno ego più coralità, esattamente ciò che Tuchel volle quando lasciò a casa stelle per mosse che fecero scalpore. Invece idee chiarissime, pressione alle spalle, adesso vento che torna a poppa. 4-2, un risultato l’altro che l’Inghilterra non registrava in un Mondiale dalla finalissima in gloria del 1966: ammessi voli pindarici.
Se l’Inghilterra vince e convince ed è già in testa al suo girone, lo stesso non si può dire per il Portogallo. Debutto e primi singhiozzi, discussioni in patria: i lusitani sbattono contro il cuore della Repubblica Democratica del Congo, soltanto 1-1, prestazione deludente. Cristiano apparso avulso e affannato. In testa al gruppo K adesso c’è la Colombia, partita fortissima: 3-1 in piena notte oltreoceano all’Uzbekistan di Fabio Cannavaro. CR7, da leader, sa bene d’aver deluso, come lui tutta la squadra: per questo si assume le responsabilità ma rilancia, siamo soltanto all’inizio. Il cavallo di razza si vede alla fine.

