I numeri ufficiali parlano di 226 morti. Ma le cifre fornite da gruppi di attivisti sono ancora più drammatiche: sono oltre 400 le persone che mancano all’appello. Minatori, ma anche commercianti e donne e bambini che si trovavano sul posto. Una catastrofe, tanto che anche papa Leone all’Angelus ha voluto ricordare l’ennesimo crollo nell’ennesima miniera artigianale in Repubblica Democratica del Congo.
Solo a novembre avevano fatto il giro del mondo le immagini della frana del versante di una collina “traforata” dai minatori artigianali per estrarre cobalto nel Lualaba, un’altra regione del Congo. Una trentina i morti ufficiali, cifra poi portata a 80.
Ma stavolta i numeri sono ben altri. E soprattutto, non si tratta di un sito qualsiasi: stavolta il crollo è avvenuto a Rubaya, che in Congo è la miniera per antonomasia. La madre di tutti i drammi, di tutti gli sfruttamenti e di tutte le guerre. Rubaya, situata nella provincia del Nord Kivu, è il sito da cui proviene fra il 15 e il 30% del coltan mondiale. Probabile che anche nelle tasche di chi legge ora, nei
LaCittaNews è un motore di ricerca di informazione in formato magazine. LCN aggrega e rende fruibili, tramite le sue tecnologie di ricerca, in maniera automatica, gli articoli più interessanti presenti in Rete. LCN non si avvale di nessuna redazione editoriale. => DISCLAIMER

