27 Giugno 2026

Cipolle, cavoli e pane con l’urlo di Munch: la campagna più geniale che tu abbia mai visto contro gli sprechi alimentari

L’Urlo di Munch è tra le opere d’arte più “copiate”, “storpiate” e utilizzate in vari modi, tra cui per realizzare simpatici meme. Stavolta invece c’è chi ha pensato di associare al famoso dipinto (in realtà una serie di dipinti) del pittore norvegese Edvard Munch, un tema molto serio: quello degli sprechi alimentari. Una serie di...
31 Ottobre 2022
urlo vegetali
urlo vegetali

L’organizzazione greca Boroume ha utilizzato il famoso Urlo di Munch per la sua campagna contro gli sprechi alimentari. Cipolle, cavoli, carne e pane “urlano” per ricordarci di non gettare mai via cibo ancora buono

©Boroume

L’Urlo di Munch è tra le opere d’arte più “copiate”, “storpiate” e utilizzate in vari modi, tra cui per realizzare simpatici meme. Stavolta invece c’è chi ha pensato di associare al famoso dipinto (in realtà una serie di dipinti) del pittore norvegese Edvard Munch, un tema molto serio: quello degli sprechi alimentari.

Una serie di urla e volti agonizzanti sono stati infatti riprodotti su alcuni cibi che, purtroppo, finiscono spesso tra la spazzatura, con un po’ troppa leggerezza da parte nostra.

Soprattutto per frutta e verdura, poi, c’è il problema degli sprechi dovuti ad assurdi canoni estetici da rispettare, pensiamo ad esempio alle mele che devono essere di forma perfetta e lucide. Gettare via ortaggi e frutta solo perché presentano qualche imperfezione non è davvero più accettabile.

Tante associazioni si battono in Italia e nel mondo per abbattere questi assurdi canoni estetici, riabilitando anche il consumo di frutta e verdura apparentemente “brutta” ma buona.

Leggi anche: WhyNok: il movimento che vuole ridare dignità a frutta e verdura brutta (ma buona) per combattere gli sprechi alimentari

Ma tornando alla nuova campagna pubblicitaria, qui vediamo “urlare” cipolle, cavoli ma anche carne e pane, con un doppio significato. L’urlo sembra infatti essere rivolto da una parte allo spreco alimentare in sé dall’altro a chi