Chiara Petrolini condannata a 24 anni e 3 mesi per l’infanticidio di Vignale

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La Corte d’Assise di Parma ha condannato in primo grado Chiara Petrolini a 24 anni e tre mesi di reclusione. La sentenza è giunta al termine di una camera di consiglio durata circa tre ore. La 22enne era accusata di aver ucciso e sepolto nel giardino di casa i suoi due figli, nati a distanza di circa un anno l’uno dall’altro.

I fatti e la sentenza

La vicenda, che ha sconvolto la comunità di Vignale di Traversetolo, riguarda due parti avvenuti nel segreto più assoluto: 12 maggio 2023, nascita del primo figlio; 7 agosto 2024, nascita del secondo figlio.

In entrambi i casi, i resti dei neonati sono stati rinvenuti sepolti nel giardino della villetta di famiglia.

Le decisioni della Corte:

  • Assoluzione: La ragazza è stata assolta dall’accusa di omicidio per il primogenito (maggio 2023).
  • Riqualificazione: Il reato di “soppressione di cadavere” per la seconda gravidanza è stato derubricato nel meno grave reato di occultamento di cadavere.
  • Stato detentivo: Chiara Petrolini resta agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

La Procura di Parma aveva chiesto 26 anni di reclusione, sostenendo la piena capacità di intendere e volere dell’imputata, tesi confermata dalle perizie psichiatriche disposte dai giudici.

Le reazioni della difesa

L’avvocato difensore, Nicola Tria, ha commentato la sentenza preannunciando battaglia sulle motivazioni:

“Ritengo che la pena potesse essere più mite. Resta centrale il tema della patologia, su cui non desisteremo. Prima di giudicare, leggeremo il discorso argomentativo della Corte”.

Il legale ha sottolineato che Chiara ha “preso atto” della sentenza, ma che il percorso giudiziario è tutt’altro che concluso.

Il commento della Procura

Il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino, ha definito il caso una tragedia umana senza precedenti:

“È una vicenda che lascia l’amaro in bocca: due bambini morti e un dramma familiare rarissimo nella vita ordinaria”.

La Procura si è riservata il diritto di impugnare l’assoluzione relativa al primo neonato dopo aver analizzato le motivazioni della sentenza.

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