Cultura e Lifestyle
Olimpiadi, Zaia incontra JD Vance. E il vicepresidente Usa scherza: “Questo tizio è forte” – Video
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Nel corso della cena di gala con i Capi di Stato organizzata dal Cio alla Fabbrica del Vapore, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha avuto un ‘colloquio amichevole’ di qualche minuto con Luca Zaia, presidente del Consiglio Regionale del Veneto. I due si sono stretti la mano, hanno posato per qualche foto di […]
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Kia PV5, la prova de Il Fatto.it – Il van elettrico che reinventa il lavoro urbano – FOTO
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Un progetto nato da zero per cambiare l’approccio alla mobilità professionale e, più in generale, il concetto stesso di veicolo commerciale. Kia PV5 non è l’evoluzione elettrica di un furgone tradizionale, ma un mezzo concepito attorno alla modularità, alla tecnologia e a un uso quotidiano reale, coerente con la nuova strategia Platform Beyond Vehicle del […]
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La fiaccola arriva in piazza Duomo, tra gli ultimi tedofori c’è Mahmood: l’abbraccio del cantante con un piccolo fan – Video
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La fiamma olimpica ha fatto il suo ingresso ieri sera in piazza Duomo, a Milano, destinazione finale della sua sessantesima e penultima tappa. Seguitissimo il tour della torcia in città, dove è arrivata nel primo pomeriggio: tra qualche disagio per metro e strade chiuse, nelle vie del centro si sono assiepate folle di cittadini, turisti […]
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Giappone al voto per la Camera Bassa: ecco perché la premier Takaichi vincerà con l’appoggio anche dei più giovani
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È quasi certo che la prima ministra giapponese Takaichi Sanae (prima donna leader del governo nipponico) riuscirà nello scopo che si è prefissa, ovvero ottenere la maggioranza dei consensi. Così il partito che lei guida, l’LDP e il recente coalizzatosi Nippon Ishin, potranno decidere indisturbati, almeno nella Camera Bassa, proprio grazie alle che si svolgeranno […]
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Meraviglia senza tempo. Pittura su pietra a Roma nel Seicento
In autunno la Galleria Borghese dedica una mostra alla pittura su pietra, ai suoi sviluppi e alle sue implicazioni storiche e semantiche nel corso del Seicento, con il progetto scientifico a cura di Francesca Cappelletti e Patrizia Cavazzini, all’interno di un percorso di ricerca cominciato nel 2021 con un approfondimento delle ricerche su natura e paesaggio all’interno della collezione.Fra le conseguenze del Sacco di Roma va annoverata anche l’invenzione da parte di Sebastiano del Piombo della pittura su pietra. Disperato per la perdita di molti dipinti durante il lungo assedio della città da parte dei Lanzichenecchi, il pittore di origini veneziane, nella cerchia di Agostino Chigi a Roma fin dal primo decennio del secolo, avrebbe intrapreso infatti con decisione, sull’onda del dramma, la pratica del dipingere su supporti diversi dalla tela e più resistenti ai pericoli e al tempo.La declinazione della pittura su pietra all’interno del museo, che contiene ancora in grandissima parte le opere raccolte da Scipione Borghese nei primi tre decenni del Seicento e la loro collocazione iniziale, porge notevoli elementi di interesse.Il cambiamento di contesto, rispetto all’ “invenzione” di Sebastiano del Piombo e alla pittura fiorentina di secondo Cinquecento, sarà in grado infatti di suscitare vertigine e riflessione nel pubblico, così come alla metà del Seicento l’impatto della collezione suscitò meraviglia e stupore.Una componente di questo stordimento era senz’altro rappresentata dalla diversità dei materiali impiegati nelle opere d’arte e nella loro vicinanza allo spazio naturale dei giardini e del parco, che circondavano la Villa. La relazione fra arte e natura era portata anche all’interno delle stanze, con l’esibizione di sculture, dipinti, oggetti e opere che si ponevano in una situazione intermedia, quasi di metamorfosi, fra le varie arti. Grazie all’uso di marmi e di metalli i quadri potevano competere con le sculture nella loro capacità di vincere il tempo o rinforzare, per esempio, l’idea che il ritratto, eseguito per rendere durevole la memoria di un personaggio, potesse davvero essere trasferito grazie alla magia dell’arte in un mondo lontano dalla caducità delle forme.A Roma queste istanze, alla base del successo della pittura su pietra nel Cinquecento, vengono ulteriormente rinvigorite dall’osservazione dell’antico: marmi colorati e rarissimi esempi di pittura su pietra romana integreranno e renderanno ancor più spettacolare il percorso.
A Timeless Wonder. Painting on Stone in Rome in the Seventeenth Century
Desperate for the loss of many paintings during the Sack of Rome in 1527, the painter Sebastiano del Piombo began to paint on supports other than canvas, more resistant to dangers and time, and therefore capable of extending the life of the work. To the Venetian painter and this terrible event can be attributed the invention of painting on stone, to which the Galleria Borghese is dedicating the exhibition A Timeless Wonder. Painting on Stone in Rome in the Seventeenth Century, curated by Francesca Cappelletti and Patrizia Cavazzini from 25 October 2022 to 29 January 2023. The exhibition, designed to draw the public's attention to this production of singular objects, is part of a research project that began in 2021 with an in-depth study of the themes of Nature and Landscape within the Gallery's collection. It is the collection itself, assembled by Scipione Borghese in the first three decades of the 17th century, that presents examples of stone paintings of considerable interest, while the context, the diversity of materials used in the works and their harmony with historical collections of plants, animals and other natural curiosities that no longer exist, helps to define the sense of wonder and amazement that has characterised it for centuries. With over 60 works from Italian and international museums and important private collections, A Timeless Wonder. Painting on Stone in Rome in the Seventeenth Century recounts not only the ambition for eternity of works of art, but also the critical debate of an era sensitive to the competition between painting and sculpture, as well as primordial materials, extracted from mines, their adventurous journey to the artists' workshops and their place in collections, which became new venues for these debates, in palaces and villas increasingly rich in furnishings, magnets for the production of luxury goods. The itinerary, divided into eight sections, begins with THE PAINTED STONE AND ITS INVENTOR, a necessary 16th century premise that demonstrates how the use of metals and marbles as a support for painting, made it not only capable of conquering time, like sculpture, but also to make the memory of a figure long-lasting: this is revealed by works such as the Portrait of Filippo Strozzi (c. 1550) by Francesco Salviati, on African marble; the portrait of Cosimo de Medici (c. 1560) attributed to Bronzino, on red porphyry; or the Portrait of Pope Clement VII with a Beard (c. 1531) by Sebastiano del Piombo. Starting from the first decades of the 17th century, depending on the geographical contexts, the choice of materials oscillates between the need to guarantee the conservation of the works and the interest in the capacity of these materials to evoke the subject itself, to confront the Antique and the other arts, contributing to the construction of the meaning of the image. In the section A DEVOTION ETERNAL AS MARBLE, next to talisman-like works, which were occasionally attributed a magical power of protection against physical and spiritual evils, and dedicated to incorruptible images of devotion - often part of the furnishings of the cardinals' bedrooms, such as the Adoration of the Magi (1600 - 1620) on alabaster by Antonio Tempesta or the Madonna and Child with St. Francis (c. 1605) painted on copper by Antonio Carracci - we find paintings on alabaster, slate and marble by Carlo Saraceni, Orazio Gentileschi, Il Caverer Arpino and many others. Next to these, a small section devoted to VENUS AND HER HEROINES brings together three female images by the Tuscan painter Leonardo Grazia dedicated to Hebe, Lucretia and Cleopatra, created in the first half of the 16th century, two of them on slate; while the ANCIENT AND ALLEGORY section includes works on marble, slate and touchstone, all dedicated to themes from poetry such as Cavalier d'Arpino's Andromeda and Vincenzo Mannozzi's Inferno with mythological episodes. Shiny and gleaming, the backgrounds of the paintings reflect like mirrors the image of the viewer who, while observing it, becomes part of the work. A NIGHT AS BLACK AS STONE includes the paintings on dark stones (touchstone, slate or Belgian marble) that utilise the blackness of the support to set nocturnal scenes and to bring out the golden finish; while in the sections PAINTING WITH STONE/LANDSCAPE AND ARCHITECTURES and PRESCIOUS AND COLOURED STONES, the surprising backdrops offered by the paesina stone and the preciousness of supports such as lapis lazuli, used for the sea and sky, are enhanced by the artist's intervention: again, the colour and veining of the stones contribute to the composition of the work and to suggest meanings. The works are often by artists with Florentine training, who experiment with the stone support not only in terms of the eternity of painting, but to highlight the decorative possibilities of the material. It is in this context that Antonio Tempesta stands out, a singular figure linking Florence and the Nordic world. A painter and engraver of great fortune during the pontificate of Paul V, Tempesta is a master in transforming with just a few skilful touches of the brush, the stone in buildings, landscapes and seascapes. The discussion on the durability of works of art had become part of the debate on the comparison between sculpture and painting, but in the course of the 17th century the interplay between sister arts intensified: sculptors used coloured marble and painters painted on stone, while metals and precious woods concurred in the creation of extraordinary objects, such as small altars, cabinets and clocks, with complex architectural forms and adorned with small sculptures, reliefs and paintings. To these objects, in which different types of marble and semi-precious stones are used to generate tension with the very purpose of the object, as in the case of the watch that confronts the elusive flow of Time, and more often because of their value and astonishing craftsmanship, a section of the exhibition is devoted to the presence of coloured stones in Roman aristocratic collections. This spectacular prologue also includes objects that are already part of the Borghese collection, such as the Table made of semiprecious stones from the Roman area in Room XIV or the Tabernacle in the Chapel with an astonishing semiprecious stone frame. Enriching the itinerary are the statues with polychrome inserts from the Gallery, which generate a necessary comparison with ancient coloured marbles, a subject that was certainly not foreign to the conception of the arts and the display of the collection of the cardinal and his court, and which the exhibition A Timeless Wonder aims to make understood in its unity. A visual unity rich in variations and nuances.
Pasolini Pittore
Pasolini Pittore è un progetto espositivo esclusivo completamente inedito nel suo genere, ideato per i cento anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini (1922-2022), che intende riportare l’attenzione su un aspetto artistico rilevante, spesso trascurato dalla critica, nel contesto creativo complessivo dello scrittore e regista, a oltre quaranta anni dall’ultima antologica completa su Pasolini pittore, del 1978 tenutasi a Palazzo Braschi. Il progetto, curato da Silvana Cirillo, Claudio Crescentini e Federica Pirani per la Galleria d’Arte Moderna di Roma dal 27 ottobre 2022 al 16 aprile 2023, è promosso da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, “Sapienza” Università di Roma, Facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Lettere e Culture moderne, Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze, Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia (PN) e Fondazione Cineteca di Bologna, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Oltre 150 opere, provenienti per la maggior parte dal Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze, depositario della più importante raccolta di opere dello scrittore e regista, ma anche dalla Fondazione Cineteca di Bologna, dal Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa, dall’Archivio Giuseppe Zigaina, oltre che da collezionisti privati. La mostra parte dagli inizi pittorici di Pasolini che vanno di pari passo con le prime prove poetiche in friulano. Dipinti e disegni che ne ricostruiscono l’iter artistico, anche grazie alla presenza di un fondamentale nucleo di opere dei primi anni Quaranta, realizzato a Casarsa della Delizia (PN), da dove arriveranno in mostra grazie alla collaborazione con il locale Centro Studi Pier Paolo Pasolini. Ritratti, nature morte e paesaggi dal sapore fortemente intimista e familiare fino alla serie di giovani ragazzi ritratti seduti, sdraiati o con fiori che, da altro punto di vista, documentano l’eccezionale sperimentazione artistica del giovane Pasolini. Un’importante sezione sarà dedicata all’autoritratto e al ritratto, generi pittorici molto amati da Pasolini, in modo particolare il secondo con, in esposizione, i ritratti familiari ma anche quelli amicali (Ninetto Davoli, Laura Betti, Franco Citti, Maria Callas, Ezra Pound, Andrea Zanzotto, ecc.). Un focus speciale è dedicato all’ambiente creativo bolognese d’inizio anni Quaranta e nello specifico sui disegni di Pasolini e Fabio Mauri, realizzati in questo periodo di cui alcuni per la prima volta in mostra grazie alla collaborazione con l’Archivio Fabio Mauri. A riprova della determinazione di un’amicizia, che è anche scambio continuo di idee, e della crescente passione di Pasolini per la storia dell’arte. Un forte interesse, nato sempre a Bologna intorno alla figura cardine di Roberto Longhi, al quale lo scrittore chiede la tesi di laurea incentrata sulla pittura italiana del Novecento, da Carlo Carrà a Giorgio Morandi e Filippo de Pisis, artisti da lui stesso molto amati, presenti in mostra grazie alle opere facenti parte delle collezioni d’arte contemporanea di Roma Capitale (Galleria d’Arte Moderna, Museo Carlo Bilotti Aranciera Villa Borghese, Casa Museo Alberto Moravia, MACRO).
The Golden Age Of Rally
L’epoca d’oro del rally arriva nelle sale del Museo Nazionale dell’Automobile in un’esposizione inedita nel panorama internazionale. Fra le più importanti collezioni al mondo, “The Golden Age Of Rally” è un viaggio nella storia di questa disciplina sportiva attraverso gli iconici esemplari della Fondazione Gino Macaluso, che sarà possibile scoprire dal 27 ottobre 2022 al 2 maggio 2023 a Torino. Le vetture in mostra saranno quelle che, tra gli anni Sessanta e Novanta del secolo scorso, hanno vinto le più importanti gare del campionato, da Montecarlo al Rally Safari, dal Mille Laghi in Finlandia a Sanremo. Esemplari iconici, come Lancia rally 037 evo2 e Audi Quattro, protagonisti di sfide ormai diventate leggenda, che raccontano le imprese di piloti e squadre corse, l’evoluzione tecnologica e l’enorme successo di pubblico che hanno accompagnato questo sport nel corso dei decenni. L’esposizione si configurerà come un percorso esperienziale che, attraverso speciali video e scenari, porterà il visitatore ad immergersi nel mondo del rally: un salto indietro nel tempo, in un’epoca dominata dalla meccanica, dalla velocità, in una sfida ai limiti che ha visto protagonisti auto e piloti leggendari. Nomi come Biasion, Mäkinen, Kankkunen, Mouton, Pinto, Saintz, delle cui gesta si potrà leggere in una speciale hall of fame allestita in occasione di questa mostra che, con i suoi diversi focus, punta a attrarre e coinvolgere pubblici diversi, offrendo anche nuovi punti di vista a chi questo sport già lo ama. I modelli provengono dalla collezione di Gino Macaluso, nella cui memoria è stata costituita l’omonima Fondazione per volontà della moglie e della famiglia, con lo scopo di valorizzare l’automobile come oggetto di culto, capace di coniugare innovazione tecnologica e cultura umanistica, tradizione artigianale e bellezza del design d’avanguardia. La collezione è tra le più importanti al mondo ed unica nel suo genere per il palmares delle vetture, il prestigio e l’originalità dei suoi modelli: automobili storiche che hanno fatto la storia del design automobilistico e del motorsport, diventando un punto di riferimento per studiosi, collezionisti e appassionati.
LA CITTÀ DEL LEONE. Brescia nell’età dei comuni e delle signorie
È tra il XII e il XV secolo, epoca segnata dalla comparsa dei Comuni e in seguito delle Signorie, che Brescia muta radicalmente il proprio volto per prendere la forma che ancora oggi la caratterizza. Le magistrature comunali e i signori che affermano il proprio dominio sulla città e sul suo territorio, oltre che all’origine di vasti interventi urbanistici e di grandi cantieri architettonici che ne ridefiniscono la struttura e l’aspetto, intervengono anche nella creazione tanto di nuovi strumenti di governo quanto delle immagini, dei simboli e dei rituali attraverso i quali si esprime tuttora l’identità civica. In quest’epoca nasce infatti lo stemma comunale col leone rampante, che Carducci renderà poi celebre associandolo all’eroismo della città martire delle Dieci giornate, e si sviluppano i culti civici dei patroni Faustino e Giovita e delle Sante Croci, che ritmano il calendario delle festività cittadine, allora come oggi coinvolgendo tanto la popolazione quanto l’amministrazione comunale.La mostra offrirà l’occasione per affrontare lo studio, finalmente in modo organico e approfondito, delle istituzioni civiche bresciane, degli uomini che ne diressero l’azione, delle forme di governo e degli strumenti di comunicazione, ma soprattutto per diffondere i risultati di queste ricerche presso un largo pubblico che, ad oggi, manca di una guida chiara, aggiornata e solidamente documentata per conoscere questa ricca pagina della storia locale. Per raggiungere questo obiettivo, i saggi in catalogo e le schede illustrative delle opere esposte saranno affidati a studiosi attivi non soltanto nel contesto locale, il cui approccio interdisciplinare è considerato come garanzia di una lettura dei reperti in un’ottica sovralocale.La mostra prenderà in esame un arco cronologico compreso tra la seconda metà del XII secolo, epoca nella quale compaiono le prime tracce delle istituzioni civiche comunali, e il 1426, anno della dedizione di Brescia alla Repubblica di Venezia.
Arthur Jafa
OGR Torino annuncia la nuova mostra di Arthur Jafa, la prima personale dedicata all’artista, regista e direttore della fotografia statunitense da un’istituzione italiana, in programma dal 4 novembre 2022 al 15 gennaio 2023. Commissionato e prodotto da OGR Torino in collaborazione con la Serpentine di Londra, curato da Claude Adjil e Judith Waldmann con Hans Ulrich Obrist, il progetto nasce da un’idea di Amira Gad ed è concepito dall’artista per gli spazi del Binario 1 come un’unica grande installazione.In mostra alcuni dei lavori più recenti dell’artista, mai esposti prima in Italia. Arthur Jafa, tra gli artisti internazionali più significativi della sua generazione, Leone d'oro come miglior artista alla 58ª Biennale di Venezia nel 2019, ha costruito nel corso della sua carriera un corpus di opere che sfida ogni categorizzazione nella sua ricerca sulla Blackness: con il suo lavoro, potente e lirico, combina in modo destabilizzante immagini e storie provenienti da diversi contesti. Una domanda ricorrente guida la sua pratica artistica: come possono i media, gli oggetti, le immagini statiche e quelle in movimento trasmettere la potenza, la bellezza e l’alienazione proprie della Black music nella cultura statunitense? L'inaugurazione e la mostra saranno accompagnate da un calendario di eventi per approfondire la pratica di Arthur Jafa, con particolare attenzione alla sua relazione con la musica e la contaminazione tra differenti discipline e media. Arthur Jafa (nato nel 1960 a Tupelo, Mississippi) I film di Jafa sono stati acclamati ai Festival di Los Angeles, New York e Black Star Film e il suo lavoro è incluso in celebri collezioni di tutto il mondo, tra cui il Metropolitan Museum of Art, il Museum of Modern Art, la Tate, il San Francisco Museum of Modern Art, lo Studio Museum di Harlem, l'High Museum di Atlanta, il Dallas Museum of Art, il Museum of Contemporary Art di Chicago, lo Stedelijk, la Luma Foundation, il Perez Art Museum di Miami, il Los Angeles Museum of Contemporary Art, l'Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, e lo Smithsonian American Art Museum, tra gli altri. Jafa ha all'attivo mostre personali recenti e prossime al Pérez Art Museum Miami; al Berkeley Art Museum e al Pacific Film Archives; alla Galerie Rudolfinum, Praga; al Moderna Museet, Stoccolma; al Louisiana Museum of Art, Danimarca e al LUMA Arles, Francia. Nel 2019 ha ricevuto il Leone d’Oro come miglior artista alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia intitolata May You Live in Interesting Times. OPENING: venerdì 4 novembre, ore 18 – 24
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Trattato per gli armamenti nucleari: Mosca pronta a una proroga, ma Trump vuole rinegoziarlo anche con Pechino (che declina l’invito)
Ad Abu Dhabi, nei colloqui trilaterali appena conclusi con l’Ucraina al tavolo, Russia e Stati Uniti non si sono limitati a discutere del conflitto in corso dal 2022: le controparti hanno infatti deciso di riattivare i contatti militari tra le rispettive forze armate – rimasti congelati per quasi quattro anni e interrotti nel 2021, alla […]
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