Ambiente

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Tomatina, anche quest’anno si è tenuta la battaglia dei pomodori a Buñol: a chi serve questo spreco immane di cibo?

La Tomatina di Buñol è senza dubbio una delle feste più singolari e celebri al mondo che attira migliaia di partecipanti ogni anno. L’edizione di quest’anno ha visto la presenza di 22.000 persone, tra cui molti turisti provenienti da 28 Paesi diversi. Ma in cosa consiste? In una sorta di battaglia, che ricorda da vicino...

Bimbo fa cadere un vaso di 3.500 anni che va in mille pezzi: museo lo invita a ritornare, ma è giusto?

Un vaso di 3.500 anni fa, conservato nel museo Hecht di Haifa, in Israele, è stato recentemente danneggiato in modo irreparabile a causa della curiosità di un bambino di quattro anni. Il piccolo, affascinato dal reperto esposto vicino all’ingresso del museo, ha tirato verso di sé l’antico vaso per vedere cosa contenesse, provocandone la caduta...

Vendere la luce solare di notte: lo strano obbiettivo di un’azienda americana

Reflect Orbital sviluppa una tecnologia per proiettare fasci di luce solare su aree specifiche della Terra, ma il progetto solleva interrogativi su sostenibilità e impatto ambientale. Un’azienda emergente della California, Reflect Orbital, sta sviluppando un sistema innovativo per fornire e commercializzare la luce solare durante le ore notturne, quando normalmente non è disponibile. Questa proposta, attualmente ancora in fase di concept, prevede il lancio di satelliti equipaggiati con enormi specchi riflettenti, capaci di catturare la luce del Sole—che è sempre presente nello spazio—e dirigerla verso specifiche aree del pianeta che si trovano nell’oscurità. In pratica, Reflect Orbital intende proiettare potenti fasci di luce su punti precisi della Terra, selezionati dai clienti, per illuminarli come se fosse giorno. Le sfide riguardanti la fattibilità tecnica, la sostenibilità economica e l’impatto ecologico—che non è da sottovalutare—sono numerose, ma il CEO dell’azienda, Ben Nowack, è convinto del potenziale di questa iniziativa. I video e le campagne pubblicitarie diffuse sui social media hanno già generato un notevole interesse. Del resto, l’idea di poter illuminare qualunque area del pianeta di notte, magari con un semplice tap sullo smartphone, potrebbe trovare impiego in vari ambiti, non solo nel settore dell’intrattenimento. Tuttavia, il vero obiettivo di Reflect Orbital è quello di garantire una fornitura continua di luce ai grandi impianti di pannelli solari, permettendo loro di produrre energia anche durante la notte, superando uno dei principali limiti di questa importante fonte energetica rinnovabile. Secondo quanto riportato da Mashable, la startup statunitense ha finora eseguito alcuni esperimenti con i suoi specchi a bordo di mongolfiere, ma non ha ancora effettuato alcun lancio satellitare. Nei prossimi mesi, è previsto il test dei primi grandi specchi dispiegabili, che rappresenteranno il passo successivo per le prove nello spazio. Per illustrare il funzionamento del sistema attraverso una semplice applicazione per smartphone, il 22 agosto scorso il dottor Nowack ha condiviso su X un video in cui un utente sposta un cerchio di luce su una mappa digitale, toccando lo schermo del suo dispositivo. Dopo aver posizionato il cerchio esattamente sopra la propria posizione, con un clic viene improvvisamente illuminato da un potente raggio luminoso proveniente dall’alto, lasciando sbalorditi i presenti, mentre la telecamera rivela la misteriosa, quasi “divina”, fonte di luce. È probabile che si trattasse di un drone o di un dispositivo simile. Reflect Orbital ha specificato che si tratta solo di un video dimostrativo, e nulla più, sebbene sia difficile immaginare un processo così immediato. Al momento, l’azienda ha aperto le prime prenotazioni (da chiudere entro ottobre) per questi “punti luce” notturni, che dovrebbero essere disponibili entro la fine del 2025. Tuttavia, la realizzazione di tutto ciò non sarà immediata. Anche se la startup riuscisse a lanciare un satellite con uno specchio orientabile nei prossimi mesi, il suo utilizzo sarebbe limitato sia nel tempo che nello spazio. È un po’ come accade con i telescopi spaziali più potenti, il cui uso viene prenotato con anni di anticipo dai centri di ricerca, proprio perché sono pochi e molto richiesti. L’obiettivo finale dell’azienda è lanciare una rete di satelliti simile a Starlink, ma con la funzione di trasmettere la luce solare invece che internet. Un articolo di Space.com ipotizza una flotta di circa sessanta satelliti in orbita polare sincronizzata con il Sole, posizionati a 600 chilometri di altitudine. Ma un progetto simile sarebbe davvero praticabile? Forse le aziende che gestiscono grandi impianti fotovoltaici potrebbero effettivamente beneficiare di un servizio del genere e pagarlo profumatamente, ma i costi dei lanci spaziali sono ancora elevati e la dimensione della rete necessaria, come già evidenziato, sarebbe notevole. Al di là di questi ostacoli imprenditoriali, che potrebbero essere superati con finanziamenti adeguati, ci sarebbero ulteriori problematiche da affrontare. La principale è l’inquinamento luminoso che verrebbe generato da fasci di luce così intensi e diffusi in momenti della giornata in cui dovrebbe prevalere il buio. Piante e animali, compresi gli esseri umani, regolano i loro ritmi circadiani basandosi sull’alternanza di luce e oscurità; alterare questo equilibrio potrebbe avere gravi conseguenze sulla salute di varie specie e sugli ecosistemi in cui vivono. Come se non bastasse, fasci di luce di tale intensità causerebbero un notevole inquinamento luminoso, interferendo anche con le osservazioni astronomiche e astrofisiche. Molti scienziati si lamentano già—e non è un’esagerazione—dei “trenini” luminosi creati dai satelliti Starlink; possiamo solo immaginare cosa accadrebbe se intere porzioni di cielo venissero illuminate a giorno nel cuore della notte. Il progetto di Reflect Orbital è ancora in una fase embrionale e potrebbe riservare molte sorprese in futuro, ma è chiaro che le sfide da superare per rendere questo servizio effettivamente operativo sono molte e complesse. 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Il Disastro del Lago Peigneur: Quando il Petrolio Incontrò il Sale

Il 20 novembre 1980, un errore di perforazione trasformò il Lago Peigneur in un caos incontrollabile. Un mulinello gigantesco inghiottì piattaforme e creò la cascata più grande della Louisiana. L'articolo Il Disastro del Lago Peigneur: Quando il Petrolio Incontrò il Sale sembra essere il primo su Scienze Notizie.

Ereditarietà non genetica nei batteri: un nuovo paradigma evolutivo

I batteri conservano informazioni ambientali trasmissibili, sfidando la visione genocentrica dell'ereditarietà. Lo studio sull'E. coli rivela meccanismi epigenetici con implicazioni mediche e evolutive. L'articolo Ereditarietà non genetica nei batteri: un nuovo paradigma evolutivo sembra essere il primo su Scienze Notizie.

Lo stadio del razzo SpaceX non riesce ad atterrare ed esplode. Il video

Incidente interrompe la serie di atterraggi riusciti: SpaceX sospende un secondo lancio per analizzare l’accaduto. Mercoledì 28 agosto, SpaceX ha lanciato una nuova serie di satelliti Starlink, ma la missione non si è conclusa come previsto. Un razzo Falcon 9 è decollato dalla Florida e ha rilasciato con successo i satelliti nello spazio, ma il suo primo stadio ha incontrato difficoltà durante il rientro sulla Terra. Il razzo ha tentato di atterrare sulla nave drone “A Shortfall of Gravitas” nell’Oceano Atlantico, ma qualcosa è andato storto, interrompendo una striscia di 267 atterraggi e recuperi di booster riusciti. Inizialmente, la missione sembrava procedere senza intoppi, ma durante l’avvicinamento alla piattaforma di atterraggio si sono notate fiamme insolitamente intense alla base del razzo. Poco dopo, una delle “gambe” del sistema di atterraggio ha ceduto, facendo inclinare il booster su un fianco, avvolto da fuoco e fumo, con il rischio di precipitare in mare. “Dopo un’ascesa riuscita, il primo stadio del Falcon 9 si è rovesciato dopo l’atterraggio sulla nave drone A Shortfall of Gravitas“, ha scritto SpaceX in un post su X (precedentemente Twitter). L’azienda ha confermato che le squadre tecniche stanno analizzando l’incidente per comprenderne le cause. L’incidente è avvenuto durante il 23esimo lancio e atterraggio di questo specifico razzo, stabilendo un nuovo record per SpaceX. L’azienda prevede in futuro di certificare i primi stadi dei Falcon 9 per essere riutilizzati fino a 40 volte. In seguito all’incidente, SpaceX ha deciso di sospendere un altro lancio di satelliti Starlink, previsto in California alle 6:58, per dare agli ingegneri il tempo necessario per analizzare i dati di telemetria e le riprese, al fine di individuare eventuali anomalie che potrebbero compromettere i futuri lanci. L'articolo Lo stadio del razzo SpaceX non riesce ad atterrare ed esplode. Il video sembra essere il primo su Scienze Notizie.

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