12 Luglio 2026

Catania: tre minorenni feriti in sparatoria, 5 fermi per tentato omicidio

CATANIA - La Polizia di Stato di Catania, su ordine della Procura Distrettuale, ha eseguito il 24 giugno un provvedimento di fermo nei confronti di sei persone. Cinque sono gravemente indiziate, a vario titolo, di tentato omicidio e di porto abusivo di armi e munizioni, reati aggravati ai sensi dell’art. 416‑bis.1, comma 2, c.p., perché…
1 Luglio 2026
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CATANIA – La Polizia di Stato di Catania, su ordine della Procura Distrettuale, ha eseguito il 24 giugno un provvedimento di fermo nei confronti di sei persone. Cinque sono gravemente indiziate, a vario titolo, di tentato omicidio e di porto abusivo di armi e munizioni, reati aggravati ai sensi dell’art. 416‑bis.1, comma 2, c.p., perché avrebbero agito per agevolare il clan mafioso Cappello‑Bonaccorsi. Il sesto è accusato di favoreggiamento. Quattro indagati sono stati rintracciati a Floridia (Siracusa), gli altri due arrestati a Catania.

Le indagini nascono dalla sparatoria avvenuta nella tarda serata dell’11 giugno 2026 nel quartiere San Giovanni Galermo. Poco prima della mezzanotte la Polizia è intervenuta dopo la segnalazione di numerosi colpi d’arma da fuoco nei pressi di un chiosco. Sul posto gli investigatori hanno recuperato vari bossoli, una pistola e alcuni scooter, uno dei quali mostrava un foro compatibile con l’impatto di un proiettile. Poco dopo tre minorenni feriti da arma da fuoco si sono presentati al Policlinico di Catania; uno, colpito più gravemente, è ancora ricoverato all’ospedale Cannizzaro.

Nelle stesse fasi una pattuglia dei Carabinieri della Compagnia di Gravina di Catania ha intercettato tre scooter con a bordo sei persone travisate e con le targhe occultate. Durante l’inseguimento il passeggero di uno dei veicoli è caduto e ha gettato in un terreno una pistola calibro 9×21, con colpo in canna, risultata poi rubata in un furto in abitazione. L’uomo indossava anche una protezione balistica rudimentale ricavata con libri, coperte e nastro isolante.

Le attività della Squadra Mobile, attraverso l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e riscontri investigativi, hanno ricostruito la dinamica: un commando di sei persone su tre scooter avrebbe raggiunto la piazza e aperto il fuoco contro un gruppo di giovani vicino al chiosco. Due dei presenti, avvertiti dell’arrivo, avrebbero reagito impugnando armi e rispondendo al fuoco; uno dei due è rimasto ferito insieme ad altri due ragazzi ed è stato costretto ad abbandonare una pistola poi recuperata dagli investigatori. L’altro, riparatosi dietro il chiosco, avrebbe esploso alcuni colpi verso gli assalitori.

Le indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale e condotte dalla III Sezione Investigativa “Reati contro la Persona” della Squadra Mobile, fanno risalire la sparatoria a tensioni interne tra due fazioni del clan Cappello‑Bonaccorsi, motivazioni ancora in approfondimento. Le attività investigative hanno inoltre documentato il ruolo di un uomo che avrebbe fornito supporto logistico ai fuggitivi durante la latitanza. Dalle risultanze emerge anche la presunta influenza di un detenuto ritenuto punto di riferimento, che avrebbe impartito direttive operative, tra cui l’organizzazione del sequestro di una persona mediante la simulazione di un controllo di polizia con l’uso di dispositivi riconducibili alle forze dell’ordine e parrucche. Per questi fatti la Procura Distrettuale ha emesso il 24 giugno il fermo per i cinque presunti componenti del commando e per il presunto favoreggiatore.