11 Giugno 2026

Cassino, traffico illecito di rifiuti dietro il sequestro della Villa Comunale: tutti i particolari dell’operazione

I sigilli sono scattati questa mattina: in azione i carabinieri forestali che hanno operato nell'ambito di un'inchiesta della Procura Europea
11 Giugno 2026
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I carabinieri forestali in azione alla Villa Comunale

In merito all’operazione giudiziaria scattata questa mattina a Cassino su disposizione della Procura Europea e culminata con il sequestro della villa comunale, poco fa è arrivata la nota ufficiale dei Carabinieri Forestali – Gruppo di Frosinone N.I.P.A.A.F. nella quale sono stati illustrati tutti i particolari dell’operazione stessa. 

Tutti i dettagli
dell’operazione

I Carabinieri Forestali del Gruppo di Frosinone (N.I.P.A.A.F. – Nucleo Investigativo di Polizia  Forestale, Ambientale e Agroalimentare) e i Nuclei Operativi Ecologici (N.O.E.) di Roma e Latina  hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini  Preliminari presso il Tribunale di Cassino, su richiesta del Procuratore Europeo Delegato di  Roma. Secondo le indagini finora svolte, nell’ambito dei lavori di rifunzionalizzazione della Villa  Comunale di Cassino, un progetto finanziato con fondi europei del PNRR, sarebbero state smaltite  ingenti quantità di rifiuti.  

In particolare, il “Capitolato d’appalto per la riqualificazione e la sistemazione a verde del parco  pubblico” prevedeva espressamente la fornitura e la posa in opera di “terreno coltivo privo di  infestanti, residui vegetali e litoidi, con contenuto minimo in sostanza organica del 2%”: questo  materiale di alta qualità era stato regolarmente quantificato e prezzato nei computi metrici del  progetto.  

Secondo le complesse indagini finora svolte, le imprese esecutrici dei lavori e le ditte fornitrici  avrebbero agito in violazione del contratto e delle normative; infatti, invece del terreno vegetale  richiesto sarebbero stati sversati all’interno del cantiere cittadino circa 6.886 metri cubi di materiale  qualificato giuridicamente come “rifiuto”. Tale materiale derivava in realtà dalla lavorazione  meccanica di rifiuti da demolizione e costruzione.  

Secondo gli accertamenti svolti dagli investigatori, questo ingente quantitativo di materiale sarebbe  stato conferito e acquisito a titolo completamente gratuito, mascherato sotto diciture documentali per  farlo figurare come “aggregato recuperato” (End of Waste). Questa condotta avrebbe permesso agli  indagati di eludere le rigorose prescrizioni di legge sulla tracciabilità e la gestione dei rifiuti,  conseguendo un duplice profitto: da un lato avrebbe azzerato i costi previsti per il regolare  smaltimento in discarica dei materiali e dall’altro avrebbero agito per ottenere il corrispettivo dall’Ente  pubblico per la fornitura di un “terreno coltivo”, in realtà mai consegnato. 

Oltre al danno economico, le indagini avrebbero evidenziato un potenziale rischio per la salute  pubblica. I sopralluoghi effettuati dalla Direzione dei Lavori avevano già fatto emergere la presenza  diffusa di scarti di vetro, materiale estraneo e detriti all’interno del terreno steso. Le successive analisi  chimico-fisiche di laboratorio avevano confermato come il materiale di riporto fosse contaminato.  Nello specifico, le concentrazioni di metalli pesanti – tra cui berillio, selenio, arsenico e stagno – superavano le Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) stabilite dalla legge per i siti a uso  verde pubblico, residenziale e privato. Poiché la Villa Comunale rappresenta la principale e più  importante area verde pubblica ubicata nel cuore della città, destinata al gioco e alla frequentazione  quotidiana di soggetti vulnerabili come bambini, famiglie e anziani, vi è una potenziale fonte di  pericolo per la salute pubblica.  

A fronte del grave quadro probatorio, l’Autorità Giudiziaria competente ha formulato le ipotesi di  reato di Attività Organizzate per il Traffico illecito di rifiuti (art. 452 quaterdecies c.p.), per  l’allestimento di mezzi e l’attività continuativa di gestione abusiva di ingenti quantità di rifiuti, e di  Realizzazione di discarica abusiva (art. 256 D.lgs 152/2006), nonché di Tentata truffa ai danni  del Comune di Cassino (artt. 56 e 640 cpv. c.p.). Nella indagine risulterebbero coinvolte sette persone tra il Lazio, il Molise e la Campania.  

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Per arginare i rischi, è stato disposto il sequestro preventivo dell’area della Villa Comunale interessata  dal deposito del materiale, oltre al sequestro di 10 veicoli utilizzati per il trasporto del materiale. Sono  in corso altresì numerose perquisizioni e decreti di esibizione presso le sedi legali e operative delle  società coinvolte, gli uffici dell’Ente appaltante e gli studi dei professionisti incaricati, con  l’acquisizione di un’imponente mole di documentazione amministrativa e contabile, anche contenuta  su supporti informatici, compresi smartphone.  

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Le indagini proseguono per delineare compiutamente tutte le responsabilità in merito alla vicenda e  pianificare le indispensabili opere di bonifica a tutela della salute della comunità.  Il comunicato stampa viene effettuato nel rispetto del D. Lgs n. 106/2006, modificato dal D. Lgs n.  nr.188/2021, in quanto ricorrono “specifiche ragioni di interesse pubblico che lo giustificano” che  vengono motivate dalla particolare rilevanza pubblica dei fatti oggetto di accertamenti e per le  esigenze costituzionalmente tutelate connesse al diritto all’informazione, al fine di fornire notizie in  modo trasparente e rispettoso dei diritti degli indagati e delle parti offese.  

È obbligo rilevare che gli indagati, allo stato attuale, sono solamente indiziati di delitto e la loro  posizione sarà definitivamente vagliata giudizialmente, e solo dopo l’emissione di una sentenza  passata in giudicato, gli stessi saranno, eventualmente, riconosciuti colpevoli, in maniera definitiva,  del reato ascrittogli.  Il tutto in ossequio al principio costituzionale di presunzione di innocenza.