16 Giugno 2026

Cassino, Stellantis ‘rimandata’ a dicembre: cresce l’ansia per le sorti dello stabilimento. Domani l’Ad in Parlamento

Anche se ci sono stati molti incontri a Roma tra i capi dell'azienda e i sindacati, lo stabilimento resta il punto più critico e difficile da capire di tutta la mappa industriale italiana del Gruppo
16 Giugno 2026
cassino automotive stellantis sindacati
Un'immagine di una delle tante riunioni organizzate per tentare di salvare lo stabilimento
C’è grandissima ansia per il futuro dello stabilimento Stellantis di Cassino-Piedimonte San Germano, in provincia di Frosinone. Anche se ci sono stati molti incontri a Roma tra i capi dell’azienda e i sindacati, questo stabilimento resta il punto più critico e difficile da capire di tutta la mappa industriale italiana del Gruppo multinazionale con anima francese.
I numeri fanno paura, perché dall’inizio dell’anno le linee hanno lavorato pochissimo. Il sindacato Fiom parla di appena 24 giorni di lavoro, mentre la Fim-Cisl dice addirittura solo 19 giorni. Ora il tempo stringe e si guarda a dicembre, il mese in cui l’azienda dovrà dire tutta la verità. Mentre per altre fabbriche italiane ci sono alcune certezze, per Cassino il piano con i progetti futuri è ancora bloccato tra ipotesi, promesse di non chiudere e accordi con altri partner ancora da firmare.
I leader dei sindacati sono molto preoccupati e usano parole dure. Samuele Lodi della Fiom-Cgil è molto pessimista dopo l’incontro con il capo di Stellantis Europa, Emanuele Cappellano. Lodi dice che tutti i dubbi sul piano dello scorso 22 maggio sono confermati, critica l’uso continuo della cassa integrazione che colpisce i lavoratori e chiede l’aiuto del Governo. Da parte loro, Davide Sperti e Gianluca Ficco della Uilm spiegano che i capi di Stellantis dicono di non voler chiudere Cassino. I due sindacalisti prendono sul serio questa promessa, ma pretendono che entro dicembre diventi un piano vero e pratico, magari portando in fabbrica la produzione di auto di lusso dei marchi più importanti del gruppo.
Anche Ferdinando Uliano della Fim-Cisl definisce la situazione drammatica. Uliano dice che servono subito nuove auto da produrre e investimenti concreti, e chiede chiarezza sul destino dei marchi Alfa Romeo e Maserati per capire cosa succederà agli operai. Un piccolo spiraglio tecnico viene visto da Antonio Spera della UGL Metalmeccanici, anche se è tutto da verificare. Spera spiega che entro fine anno servirà un altro incontro per capire gli investimenti e se il progetto si farà insieme a un’altra azienda o solo con Stellantis. Tra le idee possibili ci sarebbe la produzione di due nuove auto Maserati molto grandi e di lusso, chiamate di segmento E.
Il verdetto finale per la fabbrica di Cassino è rimandato alla fine del 2026. Anche se l’azienda dice a parole che non vuole chiudere, non ci sono modelli di auto pronti da produrre subito. Manca anche la sicurezza per le aziende dell’indotto, cioè quelle che lavorano attorno alla fabbrica, e questo fa nascere la paura di perdere molti posti di lavoro.
Proprio domani, mercoledì 17 giugno, l’attenzione si sposterà in Parlamento per l’attesissima audizione dell’amministratore delegato Filosa. Questo sarà un passaggio politico fondamentale, dove i vertici aziendali saranno chiamati a rispondere sulle reali intenzioni per i siti italiani, a partire proprio da quello di Cassino.