Fin dalle prime ore del mattino i distributori delle compagnie aderenti sono stati presi d’assalto dagli automobilisti, determinati a sfruttare le tariffe calmierate. Questo boom improvviso della domanda ha generato lunghe code e paralizzato il traffico in diverse aree urbane, svuotando rapidamente le cisterne delle stazioni low-cost. Al contrario, le pompe dei marchi esclusi dal provvedimento o dei gestori indipendenti (le cosiddette pompe bianche) sono rimaste quasi deserte, creando un evidente squilibrio di mercato.
Proprio questa disparità ha innescato il duro scontro con le associazioni di categoria. Assopetroli ha subito bollato la misura come distorsiva della concorrenza, avvertendo che l’impossibilità di adeguarsi a questi prezzi per i piccoli distributori rischia di far saltare l’intera filiera retail. Nel frattempo, sul fronte della logistica, sigle come Assotir minacciano già scioperi nel settore dell’autotrasporto.
Cosa può accadere ora? Il Governo sta esercitando forti pressioni affinché l’intera rete dei petrolieri segua l’esempio dei grandi marchi, mentre i consumatori spingono per una proroga del price cap almeno fino alla fine dell’anno. Lo scenario più probabile a breve termine oscilla tra il rischio di un razionamento dei carburanti nelle stazioni d’assalto e l’apertura di un tavolo di crisi nazionale per evitare che la protesta dei gestori penalizzati sfoci in un blocco totale dei rifornimenti.

