6 Ottobre 2026

Caro carburanti, è scattato il tetto ai prezzi: corsa al pieno in tutta Italia, code ai distributori e tensioni per le ‘pompe bianche’

La mossa di Eni e dei grandi marchi spacca il mercato. File per fare rifornimento, proteste delle 'pompe bianche' e rischio scioperi: ecco cosa può accadere ora
28 Settembre 2026
Code da stamattina per fare il pieno con i prezzi ribassati
L’introduzione del tetto massimo ai prezzi dei carburanti scattata da oggi, lunedì 28 settembre, ha spaccato l’Italia in due, provocando scene di caos e forti tensioni economiche. La mossa a sorpresa di Eni, che ha fissato un limite di 1,990 euro al litro per la benzina e 2,190 euro per il gasolio, seguita a ruota da iniziative analoghe di altri marchi come IP, ha scatenato una vera e prima corsa al pieno in tutta la penisola.

Fin dalle prime ore del mattino i distributori delle compagnie aderenti sono stati presi d’assalto dagli automobilisti, determinati a sfruttare le tariffe calmierate. Questo boom improvviso della domanda ha generato lunghe code e paralizzato il traffico in diverse aree urbane, svuotando rapidamente le cisterne delle stazioni low-cost. Al contrario, le pompe dei marchi esclusi dal provvedimento o dei gestori indipendenti (le cosiddette pompe bianche) sono rimaste quasi deserte, creando un evidente squilibrio di mercato.

Proprio questa disparità ha innescato il duro scontro con le associazioni di categoria. Assopetroli ha subito bollato la misura come distorsiva della concorrenza, avvertendo che l’impossibilità di adeguarsi a questi prezzi per i piccoli distributori rischia di far saltare l’intera filiera retail. Nel frattempo, sul fronte della logistica, sigle come Assotir minacciano già scioperi nel settore dell’autotrasporto.

Cosa può accadere ora? Il Governo sta esercitando forti pressioni affinché l’intera rete dei petrolieri segua l’esempio dei grandi marchi, mentre i consumatori spingono per una proroga del price cap almeno fino alla fine dell’anno. Lo scenario più probabile a breve termine oscilla tra il rischio di un razionamento dei carburanti nelle stazioni d’assalto e l’apertura di un tavolo di crisi nazionale per evitare che la protesta dei gestori penalizzati sfoci in un blocco totale dei rifornimenti.