Il calcio italiano piange la scomparsa di qualcuno che nelle tifoserie degli anni seppe eccome lasciare il segno. Non se ne va uno come gli altri, se ne va Beppe Savoldi, elegante punta e seconda punta mancina che seppe prendersi la scena negli anni settanta ed esplodere con gol a grappoli per tutti gli stessi ottanta: 168 timbri in carriera nel nostro massimo campionato, 15° marcatore di tutti i tempi della storia della Serie A.
Se ne va nella sua Bergamo, a 79 primavere, alla fine di una lunga malattia. Proprio nella città che storia e destini oggi descriverà il rovente playoff della Nazionale. A darne l’annuncio la famiglia, il figlio Gianluca, anche lui calciatore professionista a cavallo tra fine anni novanta e inizi duemila. Ma non riuscì mai a centrar lo stesso successo e realizzar gli stessi numeri di papà Giuseppe: Atalanta, Bologna, Napoli, ancora Bologna, ancora Atalanta. Ha smesso dove tutto ebbe inizio, nelle sue terre bergamasche.
Negli anni novanta provò a far l’allenatore, riuscendo solo però a calcar panchine di B e di C; quindi, stimato e benvoluto da tutti come risorsa di chi quel movimento calcistico italiano l’ha sempre onorato, splendida seconda voce in telecronaca per le tv private a cavallo tra fine novanta e primi duemila, quindi volto di spicco dell’opinionismo sportivo fino ai giorni d’oggi. Il calcio italiano piange oggi, e proprio a Bergamo, la scomparsa di uno dei suoi attaccanti più straordinari.


