506 giorni dopo l’ultima volta. Già, è tutto vero. Secondo tuffo d’emozione per Edoardo Bove, poco più di un mese dopo dal ritorno in campo da professionista nella cadetteria britannica, la prestigiosa Championship con la maglia del Watford. Il gioiellino capitolino è tornato anche sul tabellino dei marcatori, chiudendo con semplice ma profondissimo la gara che lancia le Hornets in alta classifica vinta 3-1 col Wrexham.
Al triplice fischio omaggiato, abbracciato e portato in trionfo dai suoi compagni di squadra, per un Vicarage Road letteralmente impazzito: un pubblico, quello di Watford, che ha adottato la sua storia. Che lo culla, lo coccola, lo venera. Un finale di una storia traumatica, sì, ma bellissimo. A volte, nel calcio, storie del genere servono.
Quelle di un ragazzo tornato professionista dopo l’incidente in Fiorentina-Inter di quasi due anni fa. Quel fatal dicembre, quel malore, dove quell’infinito calvario ebbe inizio. E allora defibrillatore sottocutaneo, quindi estero (in Italia impossibile, come Eriksen). Quella passione infinita e quella voglia di rimettersi in discussione, quel coraggio da esempio per inseguire i propri sogni. Watford: realtà per tornar prima giocatore, quindi grande calciatore.
Non segnava da 506 giorni. Storia e destini di una percorso come pochi, l’ultima volta in gol proprio contro la sua Roma, quella di Juric, naufragante. Quasi due anni dopo torna ad infilar quel pallone in fondo al sacco, a sentir pur l’ultimo impagabile brivido che gli rimaneva da sentire. Inseguendo la Premier, a gonfie vele, col vento in poppa e col petto in fuori. “Anche se hai lasciato Roma, non sei da solo” gli reciterà negli striscioni Vicarage Road. Bentornato, Edo Bove.


