Nell’arco degli ultimi due anni i progressi verso l’adozione dell’euro fatti registrare dai cinque Paesi che ancora non fanno parte dell’area della moneta unica sono stati limitati. È quanto emerge dal Rapporto biennale sulla convergenza pubblicato oggi dalla Bce, secondo cui Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia hanno mostrato una buona resilienza agli shock esterni ma continuano a confrontarsi con ostacoli economici e normativi nel percorso verso la moneta unica.
La convergenza economica con l’area euro – sottolinea il rapporto Bce – è stata frenata dall’impatto di una serie di shock esterni, tra cui la guerra della Russia contro l’Ucraina, le tensioni commerciali globali e più recentemente il conflitto in Medio Oriente. Pur avendo mostrato capacità di tenuta, i cinque Paesi hanno registrato andamenti della crescita differenziati e si trovano ora ad affrontare prospettive rese più incerte dall’aumento delle tensioni geopolitiche.
La guerra in Medio Oriente ha accresciuto la volatilità dei mercati energetici globali e i costi dell’energia, con effetti già visibili sull’inflazione e sul clima di fiducia. Questi sviluppi potrebbero pesare ulteriormente sulla crescita nei prossimi anni. Sebbene la sensibilità di queste economie agli shock energetici sia oggi inferiore rispetto al 2022, le conseguenze di medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock attuale e dai suoi effetti indiretti e di secondo impatto.
Il rapporto evidenzia inoltre un andamento eterogeneo dell’inflazione che è stata superiore al valore di riferimento del 2,7% in Romania, Ungheria e Polonia mentre è rimasta al di sotto di questa soglia in Svezia e repubblica ceca. Sul fronte dei conti pubblici, la situazione è peggiorata nella maggior parte dei Paesi esaminati rispetto al Rapporto sulla convergenza del 2024, con un aumento significativo del rapporto debito/Pil in alcuni casi.
Nel 2025 Ungheria, Polonia e Romania hanno registrato deficit superiori alla soglia del 3% del Pil prevista dai criteri di Maastricht. Il debito pubblico è rimasto sotto il limite del 60% del Pil in tutti i Paesi esaminati ad eccezione dell’Ungheria ma le ultime previsioni della Commissione Europea indicano che nel 2026 anche Polonia e Romania supereranno tale soglia. Rispetto al 2024, inoltre, i Paesi soggetti a una procedura per deficit eccessivo sono saliti da uno a tre.
Alla Romania, già sottoposta alla procedura dal 2020 con scadenza prorogata al 2030, si sono aggiunte Ungheria e Polonia nel luglio 2024. Secondo le previsioni della Commissione, nessuno dei tre Paesi riporterà il deficit sotto il 3% del Pil prima della fine del 2027.
Per quanto riguarda il criterio del tasso di cambio, nessuna delle valute dei cinque Paesi esaminati partecipa all’Exchange Rate Mechanism II, il meccanismo di cambio che precede l’adozione dell’euro, e alcune hanno registrato ampie oscillazioni nei confronti della moneta unica negli ultimi anni. Infine sul fronte giuridico, nessuno dei cinque Stati dispone ancora di una legislazione pienamente compatibile con tutti i requisiti necessari per l’adozione dell’euro.

