Tutto è partito grazie alla collaborazione dei cittadini: quel 18 luglio i familiari della donna e altre persone del posto hanno capito il pericolo enorme che la vittima stava correndo e hanno subito chiamato il 112. I Carabinieri della Stazione di Bassiano sono arrivati pochissimi minuti dopo, riuscendo a bloccare l’uomo mentre l’aggressione era ancora in corso.
Quando i Carabinieri sono arrivati davanti alla casa hanno sentito chiaramente le urla disperate della donna. Una volta entrati nell’abitazione si sono trovati davanti a una scena terribile: la vittima era in condizioni fisiche gravissime, aveva il volto completamente tumefatto, lividi ed ecchimosi su tutto il corpo, oltre a segni evidenti di ripetute violenze. I militari l’hanno subito messa in sicurezza e hanno fatto scattare le procedure d’urgenza del Protocollo “Codice Rosso”.
Secondo l’accusa dei magistrati l’indagato avrebbe sottomesso per anni la compagna e i figli minorenni a un regime continuo di minacce, insulti e violenze sia fisiche che psicologiche. In casa si viveva in uno stato di terrore perenne e sottomissione totale. Ma l’orrore vero è scattato in questo mese di luglio: la Procura ha contestato il reato di tortura, una legge che si usa raramente e solo per condotte di estrema crudeltà che provocano sofferenze fisiche e psicologiche disumane.
I dettagli emersi dalle indagini fanno accapponare la pelle: la donna sarebbe stata chiusa in casa, privata della libertà e sottoposta per ore a continui strangolamenti, fatti anche usando il cavo elettrico di una presa multipla (una “ciabatta”). A causa dei soffocamenti la vittima ha perso conoscenza più volte. L’aggressione è poi continuata con altre botte e umiliazioni pesantissime, in un clima in cui l’uomo aveva il controllo totale sul corpo e sulla mente della compagna. Una spirale di violenza interrotta soltanto dal blitz delle forze dell’ordine.

