Bari – 13 arresti per droga ed estorsioni a Conversano, DDA: “Bloccato salto di qualità clan”

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BARI – “Il paese lo dobbiamo gestire noi”. In questi termini si sarebbe espresso il presunto capo del clan Panarelli di Conversano, in provincia di Bari, in una intercettazione captata dagli investigatori dell’Arma dei carabinieri che, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese, hanno arrestato stamane a Conversano 13 persone accusate, a vario titolo, di ”associazione per delinquere finalizzata allo cessione di sostanze stupefacenti”, di ”detenzione di arma comune da sparo” e di ”estorsione in concorso”.

Come ha spiegato il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda GIuseppe Gatti, il gruppo era radicato dal 2012 nella città a sud est del capoluogo e nel territorio circostante ma nel tempo avrebbe conosciuto una evoluzione. Dal semplice spaccio di stupefacenti limitato all’area cittadina, l’organizzazione avrebbe cominciato a interagire con i clan della camorra di Bari, più strutturati, e a proporsi obiettivi di controllo ed egemonia del territorio, espandendo i suoi interessi anche nel campo delle estorsioni. Un processo di egemonizzazione che non si è “compiutamente realizzato proprio grazie all’intervento tempestivo della azione di contrasto e di repressione. Il gruppo era in procinto di compiere un salto di qualità. Alle vittime, gli imprenditori, si presentava come garante di protezione e tranquillità”. E anche nello spaccio di droga, ha aggiunto Gatti, si è notato “un salto di qualità”. Ci sono passaggi significativi di intercettazioni “in cui si dice che quell’acquirente la droga la deve prendere per forza da noi,. Insomma una vocazione progettuale verso il monopolio”, ha sottolineato.

“Questa organizzazione – ha spiegato il sostituto procuratore Fabio Buquicchio – trae le radici e la base da un attentato nell’agosto del 2013 quando a Conversano c’erano due clan dominanti, noti alla popolazione. Dopo quell’attentato l’attuale clan (Panarelli ndr) ha preso il predominio del territorio con una organizzazione nella quale la componente familiare è importante secondo canoni tradizionali simili alla ndrangheta. L’organizzazione è complessa ma i punti di riferimento sono sempre i parenti di cui ci si fida”.

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