BAGHERIA – Non ci sono responsabilità penali per la morte di Simona Cinà, la pallavolista palermitana di 20 anni trovata senza vita sul fondo di una piscina a Bagheria, nel Palermitano, nella notte tra l’1 e il 2 agosto 2025. La Procura di Termini Imerese, secondo quanto riferisce Adnkronos, ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta.
Per gli inquirenti, dietro la morte della giovane non emergerebbero elementi tali da far pensare a un giallo. Si sarebbe trattato di un tragico incidente. Sul corpo, infatti, non sarebbero emersi segni riconducibili a violenze inferte da terzi. Nella richiesta di archiviazione, i magistrati scrivono che “si può escludere con certezza che Simona Cinà sia entrata in acqua perché trascinata o trattenuta contro la sua volontà da parte di terzi fino a provocarne l’annegamento”, anche in considerazione della “assoluta mancanza di segni, lesioni, graffi, ematomi, lividi e, in ogni caso, di tracce di alcun tipo rinvenute sul suo corpo” che possano condurre a questa conclusione, come rilevato dagli accertamenti autoptici.
Gli inquirenti escludono inoltre la presenza di elementi che possano far pensare a una violenza di natura sessuale. Lo precisa la Procura guidata da Angelo Vittorio Cavallo, che ha coordinato l’indagine.
I familiari della ragazza, sportiva molto amata, hanno sempre respinto l’ipotesi dell’annegamento accidentale. Attraverso il loro legale, l’avvocato Antonio Ingroia, si sono detti convinti che la giovane sia stata spinta in acqua dopo essere stata sedata. Tuttavia, per i magistrati, dopo un’accurata attività investigativa, va esclusa anche la pista dell’omicidio: secondo la Procura, sarebbe stato impossibile che i presenti, non meno di trenta persone, non si fossero accorti di un episodio “eclatante” come una colluttazione avvenuta nei pressi della piscina e poi all’interno della stessa, a pochi metri da loro, nell’area accessibile della villa.
Il pm Raffaele Cammarano, firmatario della richiesta di archiviazione, ricorda anche che diversi testimoni hanno riferito che Simona Cinà, durante la festa, avrebbe bevuto una notevole quantità di alcol, almeno tre cocktail interi e parte di altri sette, non terminati perché la ragazza si sarebbe tuffata in piscina con il bicchiere in mano, in un contesto di gioco e festa.
Gli esami tossicologici eseguiti sui campioni biologici prelevati dal corpo hanno evidenziato l’assenza di sostanze stupefacenti, benzodiazepine, droghe sintetiche, farmaci e altre sostanze psicotrope nel sangue e nelle urine. Al tempo stesso, l’analisi tossicologica ha rilevato una forte presenza di alcol etilico in tutti i tessuti esaminati, con un’alcolemia di circa 2,94 g/L, considerata molto elevata dal punto di vista tossicologico e tale da compromettere in modo grave lo stato psicofisico, con effetti rilevanti su coordinazione, coscienza e capacità motorie e mentali.
Per i pm, proprio l’elevata concentrazione di alcol etilico, unita alla presenza di metanolo nei distillati assunti, avrebbe provocato una grave intossicazione, con pesanti conseguenze sul piano psico-fisico e motorio della giovane, determinando una riduzione della vigilanza e una condizione di confusione mentale.

