Almeno, a livello di categoria, c’è gloria. Eccome. L’Italia Under 17 dimostra che il futuro può esser ancora tricolore, ma la fucina di talenti stavolta sì che va progressivamente fatta diventar grande, somministrata al grande calcio, a quello dei più grandi. Giovani leve che devono aver possibilità d’esprimersi. Altrimenti qualsiasi articolo che sviluppiamo resterà fine a sé stesso.
Ciò non toglie alla grandezza del traguardo raggiunto dai ragazzi di Franceschini. Che in Estonia si laureano ancora campioni d’Europa di categoria. L‘Under 17 ha vinto il suo Europeo, battendo ai rigori 4-3 i Diavoli Rossi del Belgio. Ai rigori in semifinale con la Spagna, ai rigori pure stasera. Lotterie che coronano un percorso importante, fatto dal successo con la Francia e la goleada sul Montenegro, per settimane da protagonisti. Fugazzola evita la beffa all’ultimo respiro; ai rigori le parate di Lupo e la trasformazione decisiva dell’empolese Perillo regalano l’intera posta in palio agli azzurrini.
Per la seconda volta sul tetto d’Europa. Come nel 2024. Nel 2026, in Estonia, ci siamo ripresi quello che ci spettava. Un traguardo Under 17 che conferma la bontà del movimento delle giovanili di Coverciano, tra pari età. Ma quando devono passare ai più grandi, non gli si dà mai la chance giusta. Eccolo un altro dei problemi più grossi del calcio italiano. E fa ancor più rabbia. Perché nazionali del genere non possono non andare ai Mondiali, se si ottengono risultati del genere. La rivoluzione dovrà esser compiuta, intanto va celebrato ciò che di buono già c’è. E possediamo.

