E’ brutta, molto brutta l’immagine degli attivisti di Extinction Rebellion trascinati via dall’esterno del teatro Ariston per una protesta pacifica contro gli sponsor del festival, accusati di essere aziende inquinanti e quindi lesive del nostro ambiente comune. È brutta perché mentre agli attivisti venivano fermati con brutalità, mentre venivano assegnati feroci fogli di via che manco ai mafiosi, dentro si continuava a cantare. Neppure un accenno, neppure una parola da parte di Carlo Conti (e di nessuno) sui fatti accaduti fuori.
Mi è venuta in mente, con le dovute differenze ovviamente, l’immagine finale del film Roma Città aperta di Rossellini. Dove mentre in un stanza vengono torturati partigiani, nell’altra ufficiali nazisti e le loro compagne bevono, cantano e ballano.
Ma non c’è solo questo aspetto, che racconta di un’Italia dove non si può più manifestare, pena, anche, multe da migliaia di euro (con il nuovo decreto Sicurezza) che metteranno in ginocchio sia i manifestanti che le loro famiglie. Qualcosa di veramente illiberale che stupisce, un poco, che il Presidente della Repubblica abbia valutato come costituzionale, pur come alcune modifiche.
Oltre
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