Di Bruno ce n’è uno e viene da Nettuno. O se preferite, in maniera platonica e generazionale, Mazarico. Parliamo naturalmente di Bruno Conti, che a 71 anni torna a dominare le copertine giallorosse. Perché? Perché il tempo passa per tutti, inesorabilmente, ma stavolta è grossa.. nel sentimento giallorosso.
Bruno Conti lascia la Roma. Ebbene sì. Uno dei più grandi campioni novecenteschi, uno dei più grandi calciatori della storia romanista. 53 anni dopo aver varcato per la prima volta quei cancelli, saluta Trigoria. Come tutti i dipendenti, anche per lui evidentemente il 30 giugno segnava deadline di contratto. Tutti parlano di Dybala e Pellegrini, ma in scadenza c’era pure Bruno.
Entrato come un bambino pieno di sogni proveniente dal Tre Fontane, scriverà storia romanista. Vincerà lo Scudetto del 1983, perderà sotto la Sud la finale di Coppa Campioni dell’anno successivo. Campione del mondo in nazionale di Spagna 1982, resterà romanista anche a fine carriera. Negli anni novanta subito responsabile del settore giovanile; quindi direttore tecnico ed addirittura traghettatore nel primo decennio 2000; quindi, ancora una volta, il volto più iconico del settore giovanile romanista. Facile asserirlo, un punto di riferimento per tutti, all’interno del Fulvio Bernardini.
Fino ad oggi, per la prima volta libero. E’ stato un anno complicatissimo, la battaglia contro una malattia polmonare: adesso la necessità di dedicarsi alla famiglia. Ha deciso di lasciare, lasciare ogni incarico, lasciare spazio altrui. Malgrado avesse sul piatto l’ennesimo rinnovo del contratto. Ha invece salutato tutti, oggi, a Trigoria. Sarà sempre casa sua. D’altronde, dopo 53 anni, non potrebbe esser altrimenti. Resterà a collaborare coi Friedkin, che gli riserveranno ruoli di primordine nell’anno del Centenario. Anche perché Roma e la Roma, comunque, saranno per sempre casa sua.

