26 Giugno 2026

Abusi nella ginnastica ritmica, le farfalle coraggiose squarciano il velo una dopo l’altra (e potrebbero salvare molte bambine)

Hanno taciuto per anni, tenendo dentro di sé un groviglio di sofferenze e umiliazioni. Ma adesso il tempo del silenzio è terminato. Le Farfalle azzurre sono un fiume in piena e stanno scuotendo il mondo della Ginnastica ritmica. Hanno trovato la forza e il coraggio di far sentire la loro voce e denunciare un sistema...
4 Novembre 2022
ginnaste farfalle
ginnaste farfalle

Abusi fisici e psicologici, insulti e umiliazioni: è un mondo totalmente malato quello denunciato dalle giovani ex atlete della Nazionale di Ginnastica ritmica. Un sistema inaccettabile, che mette in pericolo la salute fisica e mentale, che va cambiato al più presto perché lo sport non può essere questo

@Giulia Galtarossa/Nina Corradini

Hanno taciuto per anni, tenendo dentro di sé un groviglio di sofferenze e umiliazioni. Ma adesso il tempo del silenzio è terminato. Le Farfalle azzurre sono un fiume in piena e stanno scuotendo il mondo della Ginnastica ritmica. Hanno trovato la forza e il coraggio di far sentire la loro voce e denunciare un sistema marcio, fatto di abusi fisici e psicologici, i cui retroscena sono rimasti a lungo protetti da un velo di Maya, che ora – finalmente – è stato squarciato.

A squarciare per prima quel velo Nina Corradini, la ginnasta romana 19enne, che ha fatto parte della Nazionale azzurra fino allo scorso anno, raccontando le terribili pressioni a cui era sottoposta dalle allenatrici della Federginnastica per restare perfettamente magra.

Mangiavo sempre meno ma ogni mattina salivo sulla bilancia e non andavo bene: per due anni ho continuato a subire offese quotidiane – ha confessato l’atleta ai microfoni di Repubblica in un’intervista rilasciata il 30 ottobre – Mi pesavo 15 volte al giorno. Il lassativo mi disidratava e, non mangiando, non avevo più forze. Mi ammalavo, avevo poco ferro nel mio corpo. Una volta sono svenuta a colazione, ma le allenatrici mi hanno fatto andare lo stesso in palestra, pensavano fosse una scusa.

La sua vita si svolgeva fra palestra, farmacia e la stanza 204 dell’hotel di Cesano Maderno, in provincia di