SHANGHAI (CINA) – Una vera e propria Caporetto capitolina a Shanghai. Perché senza Sinner, due dei migliori assi su cui l’Italia poteva contare ai Masters 1000 di Shanghai, ultimo atto e quello più prestigioso dello swing asiatico, erano naturalmente i due romani, l‘esperienza di Berrettini e la sfrontatezza di Cobolli nell’anno forse migliore della carriera.
Invece proprio il giovane gioiellino, a tratti come sempre particolarmente esuberante, registra in questa prima fase autunnale decisamente passi indietro rispetto ad imprese oltreoceano che l’hanno proiettato in settima posizione ATP. Dopo Pechino, esce clamorosamente subito anche a Shanghai. Una kermesse cinese letteralmente disastrosa. Safiullin a farlo fuori al primo atto a Pechino, stavolta perisce col francese Mannarino. Che lo divora al primo set, poi reazione 6-4, ma infine crollo decisivo 6-3. Notte fonda. Cobolli nel post gara lancia messaggi preoccupanti, spiegando quanto e come cresciuto così tanto adesso faccia fatica a gestir pressioni esterne. Subito fuori in questa maniera, mette anche a repentaglio un piazzamento nella Top 8: le Finals, decisamente a rischio.
Decisamente più a testa alta Matteo Berrettini, quantomeno. Il martello lotta, ma alla fine di due set tiratissimi di cui un tiebreak è costretto a salutare al secondo turno Shanghai, esattamente come Tokyo. Dopo aver regolato Kovacevic, stavolta passa Nakashima: i due tornei cinese si chiudono entrambi al secondo turno, per Berrettini.
Incredibilmente, per quanto non sia legato a Roma e sia reduce dal trionfo alla sua Pechino, subito fuori anche Nole Djokovic: passa Hurkacz, che in due set perfetto al servizio regola 6/4 e 6/3 quel serbo apparso evidentemente stanchissimo e sulle gambe dopo l’impresa del 102° titolo in carriera arrivata soltanto qualche giorno fa.

