Lo studio rivela come il doomscrolling sui social media influenzi l’ansia esistenziale e la visione del mondo, portando a sintomi simili al PTSD.
Lo scorriemento infinito è facile da fare ma può diventare dipendenza. Ora, per la prima volta, la ricerca ha dimostrato che questo comportamento può anche portare a crisi esistenziali più ampie per gli utenti dei social media. (Olezzo/Shutterstock.com)
I ricercatori hanno dimostrato per la prima volta che il doomscrolling, l’abitudine di controllare storie inquietanti sui social media, può provocare questioni esistenziali, come influenzare la tua visione dell’umanità e il significato della vita.
Negli ultimi anni, il reportage giornalistico è diventato sempre più negativo. L’abbraccio totale dei media all’adagio “if it bleeds, it leads” ha portato alla dominanza globale di storie di cronaca nera che si concentrano su corruzione, frodi, sparatorie, terrorismo e guerra. Allo stesso tempo, c’è ora un punto cieco per le buone notizie, spesso considerate irrilevanti.
Ma questo non è necessariamente un sviluppo dall’alto verso il basso guidato dai media stessi. Infatti, la ricerca ha dimostrato che i consumatori preferiscono attivamente cercare notizie


