I drammatici tentativi di risvegliare Anita: L’ho presa a schiaffi. Poi la manovra sul mignolo

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Quello che le immagini non hanno mostrato del salvataggio della sincronetta americana Anita Alvarez: la procedura afferrando il mignolo della ragazza.

I Mondiali di nuoto di Budapest sono finiti ieri con un bottino record per l’Italia, che ha chiuso coi botti: le medaglie d’oro di Paltrinieri nei 1500, dell’Italia nella staffetta mista e della coppia Minisini-Ruggiero nel nuoto artistico. E proprio in quest’ultima disciplina, fino al 2017 chiamata nuoto sincronizzato, si è consumata una storia che pur non finendo negli almanacchi dei risultati ha segnato questa edizione dei campionati: lo svenimento in piscina, al termine del suo esercizio, della 25enne statunitense Anita Alvarez.

Un malore così inatteso che ha pietrificato tutti i presenti – a cominciare dai bagnini che sono rimasti immobili, anche a causa del regolamento che la FINA già ha annunciato che sarà modificato – mentre il corpo inerte della sincronetta affondava verso il fondo della piscina. Una scena terribile che è stata spezzata dalla prontezza dell’allenatrice della Nazionale americana, Andrea Fuentes, che si è tuffata con tutti i vestiti e ha recuperato con sforzo non indifferente Anita, riuscendo a riportarla a galla.

Il gesto eroico di Andrea Fuentes: ha salvato la vito di Anita Alvarez

Il gesto eroico di Andrea Fuentes: ha salvato la vito di Anita Alvarez

Cosa sia successo successivamente, lo racconta la stessa Fuentes, a sua volta ex sincronetta della Nazionale spagnola tre volte argento alle Olimpiadi: “Anita era pesante. ho cercato di farla respirare, ma non respirava – dice al Corriere della Sera – Il cuore non aveva problemi, il battito era regolare, però non respirava. Provavo ad aprirle la bocca perché lei la teneva chiusa: come insegnano al pronto soccorso le ho girato la testa su un lato per farle sputare l’acqua. Il bagnino non sapeva cosa fare, alla fine ho dovuto soccorrere entrambi…“.

Il racconto dell’allenatrice è drammatico e dà il senso della disperazione finché la Alvarez non ha dato segni di presenza, col risveglio indotto da una manovra particolare sul suo mignolo: “L’ho tirata su, l’ho schiaffeggiata e la chiamavo: ‘Anitaaaaa!’. Poi ha iniziato a sputare acqua e da lì è andata meglio. I medici le hanno controllato il cuore, la pressione, la saturazione, il livello di glucosio ed era tutto a posto. Lei però era ancora stordita. Poi le hanno premuto molto forte il mignolo. È una manovra che induce il rilascio di adrenalina, finalmente ha urlato ‘Aaaaaah’ Era il segnale che stava bene“.

Le manovre per rianimare la sincronetta statunitense a bordo piscina

Le manovre per rianimare la sincronetta statunitense a bordo piscina

In molti si sono chiesti se la Alvarez avesse qualche problema particolare che l’ha portata a perdere i sensi e dal canto suo la FINA le ha impedito di gareggiare due giorni dopo nella finale a squadre, pur di fronte alla sua volontà di entrare in piscina come se nulla fosse accaduto. A dire della nuotatrice statunitense è invece tutto assolutamente normale, episodi simili sarebbero molto frequenti nel sincro, con svenimenti all’ordine del giorno in allenamenti che portano gli atleti al loro limite.

La Fuentes non drammatizza e respinge le accuse di metodi troppo duri: “Quando sei uno sportivo sei tu che chiedi di lavorare duro, vuoi passare i tuoi limiti e vuoi sempre migliorarti. Capisco che sia difficile da capire, ma d’altronde per me è difficile capire come si può stare 12 ore davanti al computer. Alla fine Anita è arrivata solo settima? È stato il miglior risultato della sua vita. Ma non importa il risultato, importa essere sempre un po’ meglio di ieri“.

 

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