I Rolling Stones tornano dopo 5 anni: delirio per 56000 a San Siro

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di Andrea Laffranchi

La forma fisica straordinaria di Mick Jagger, anche dopo il Covid, ha incantato il pubblico. Sul palco Keith Richards e Ron Wood: «Bello essere di nuovo qui»

L’unica cosa che può fermare i Rolling Stones ormai è un’asteroide. A quel punto, però, il problema non sarebbe soltanto loro. Messi insieme fanno 231 anni in tre, media 77 a testa, la settimana scorsa Mick Jagger è risultato positivo al Covid ma evidentemente gli fa un baffo e manco i sintomi del post. Anzi, i tre fanno pure quelli che dispensano consigli e invitano il pubblico alla prudenza per le temperature, come farebbe il medico di famiglia (o i tg) con gli anziani all’arrivo dell’estate. «Buon giorno Milano! Attenzione al caldo a chi è già in coda, è roba calda», scrivevano ieri in un post. E a poco è servita la spruzzatina d’acqua piovuta dal cielo nella prima parte dello show.

Mick Jagger, Keith Richards e Ron Wood tornano a Milano dopo 16 anni, da noi erano stati l’ultima volta a Lucca nel 2017 e, ricorda Mick dal palco, a «55 anni dalla prima volta in Italia, grazie per essere stati sempre con noi». C’era ancora Charlie Watts alla batteria. Sono rimasti in tre. Il tour che celebra i 60 anni di carriera della più grande (e non è solo questione di numeri) rockband del pianeta è arrivato ieri a San Siro. Era partito da Madrid il 1° giugno e, dopo Monaco e Liverpool, tutto si è bloccato per la positività di Mick Jagger. Brivido freddo per i fan, saltate le date di Amsterdam (spostata al 7 luglio) e Berna (cancellata del tutto). A Milano c’erano già stati nel 2006, l’ultima in Italia a Lucca nel 2017. L’omaggio social alla città che ospita è un video con i luoghi simbolo, e in sottofondo la loro versione in italiano di «As Tears Go By/ Con le mie lacrime». Una volta si faceva e fra i giganti anche Bowie ci cascò.

Lo show degli Stones parte da Charlie Watts, immagini d’epoca e ritmo, sorriso ed eleganza. «Street Fighting Man» è la prima mossa: dritti alle hit e sarà così per due ore sotto la sagoma della linguaccia che disegna la scenografia. Bastano un ventina di pezzi, ne restano fuori altrettanti, ed è una lezione alle scalette gonfie di tante popstar italiane che riempiono ma non soddisfano. Mick apre subito l’enciclopedia del rock alla pagina «presenza sul palco». «Che bello tornare qui». Italiano fluente che userà spesso nella serata. La chitarra di Keith è come un fumetto, fa «sbrang». Ron Wood è nato con l’elettricità nelle mani. Il suono arriva potente e pulito, si distinguono tutti gli strumenti. E qui arriva la seconda lezione alle nostre produzioni. «Tumbling Dice» è un viaggio, «Wild Horses» è una culla, «You Can’t Always Get What You Want» ha qualcosa di liturgico e non sono soltanto i cori dei 56 mila e l’atmosfera gospel. L‘apocalittica di «Ghost Town» è la loro visione della pandemia, unica concessione post anni Novanta nella scaletta. «Honky Tonk Women» trascina al momento con Keith alla voce e Mick dietro le quinte. Saltare la citazione anche di un solo titolo della seconda parte del concerto sarebbe un torto a una hit colossale o alle emozioni di qualcuno. Ma su Gimme Shelter, che criticava la guerra in Vietnam, appaiono sui megaschermi la bandiera dell’Ucraina e le immagini di distruzione della guerra.

La sottolineatura sulla forma fisica di Jagger è scontata. Ma inevitabile quando lo si vede ballare lungo la passerella guidato dal groove di «Miss You». Come lo è quella sulla potenza dei riff di Keith: ma quando vedi in primo piano le dita deformate su «Start Me Up» o su «Satisfaction» si accende qualcosa. Quei due la storia l’hanno fatta così. Senza togliere nulla a chi non c’è più o a Ron Wood. I Rolling Stones sono stati il punto di partenza della rivoluzione rock e vista la mal parata del genere potrebbero testimoniarne anche la fine corsa. Certo, i Måneskin e altri ci provano, ma la rilevanza del genere non è più quella di una volta. Sono stati anche la scintilla che ha acceso la triade maledetta sesso,droga e rock and roll. E a quella sono sopravvissuti nonostante i ripetuti inciampi. Quello che non tramonta è il segno. Loro lo hanno lasciato. La risata diabolica di Keith al termine della presentazione della band la dice lunga. «Alla faccia di chi ci vuole male».

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