La disponibilità di caffè è sempre più minacciata dalla crisi climatica. Per rispondere a questa sfida e ridurre l’impatto ambientale legato alla sua produzione, una startup sta commercializzando un innovativo tipo di caffè “coltivato” in bioreattori, che non ha bisogno di suolo né di grandi quantità d’acqua
@123rf/Pluri Inc
Dietro le tazzine di caffè fumante che beviamo ogni giorno si nascondono pratiche tutt’altro che sostenibili: deforestazione, erosione del suolo, un elevato consumo di acqua e, non di rado, sfruttamento dei lavoratori nelle piantagioni. C’è chi, però, si sta impegnando per offrire un prodotto a basso impatto ambientale, che potrebbe rivoluzionare l’industria del tradizionale caffè.
Dopo la carne coltivata, contro cui il nostro Governo sta conducendo una vera e propria crociata, ha fatto il suo debutto sul mercato (a fine gennaio) un caffè di altà qualità proveniente da agricoltura cellulare basata sulla stampa 3D. Ad annunciare questa svolta la startup israeliana biotecnologica PluriAgtech, che utilizza dei bioreattori in cui vengono ricreati gli ambienti adatti alla crescita cellulare.
Come chiarito dalla società, per portare a termine il processo non


