Sono passati quasi dieci anni eppure una parte del centrosinistra sembra ancora inchiodato lì: il Jobs Act varato dal governo Renzi tra il 2014 e il 2016 dovrebbe essere nelle intenzioni di molti il monumento dell’abilità politica del Pd renziano rispetto al Pd di oggi.
A dieci anni dal varo del Jobs Act il dibattito nel Partito democratico tra renziani e nuovo corso è surreale
Il fatto che nel frattempo siano passati cinque governi e ben tre legislature dalla sua approvazione indica la stagnazione e per questo forse conviene fare un po’ di chiarezza. Dicono i sostenitori renziani (quelli che ora stanno nel partito di Renzi, Italia Viva, e quelli rimasti all’interno del Partito democratico) che le riforme contenute nel pacchetto Jobs Act parlano di “un milione di posti di lavoro” da quando la riforma è entrata in vigore fino al Decreto dignità del primo governo Conte che l’ha sostituito.
Come scrive Mattia Marmasti che per Pagella Politica ha messo in fila i numeri secondo i dati Istat dall’insediamento del Governo Renzi (2014) fino alla fine del 2016 (quando Renzi


