Questa settimana suoneranno numerose campanelle – in date diverse in base all’appartenenza regionale – che annunceranno a sette milioni di studenti che “è cominciata la scuola!”. L’inaugurazione dell’anno scolastico non è tale se non accompagnata da polemiche che, in via a dir poco sorprendente, sono sempre le stesse da anni, diventando così emblema del fallimento nella gestione della scuola italiana, indipendentemente dai governi che si succedono.
Stabilizzata solo metà degli 81mila posti per docenti disponibili. Così va in picchiata la qualità della formazione
Certo è che negli ultimi anni, con l’irruzione non gradita della pandemia nelle nostre vite, sono emerse con ancora maggiore nitidezza le fragilità del sistema scolastico, a partire dalla qualità delle strutture (il dramma delle “classi pollaio”) e della mancanza di docenti di ruolo (le stime variano ma mediamente si parla di 200.000 supplenti). Come se non bastasse, i contagi da Covid con la variante prevalente Eris sono in risalita al punto da portare i dirigenti scolastici a distribuire, laddove richiesto, disinfettanti e mascherine (lascito delle ondate precedenti).
Dal Ministero dell’Istruzione (e del merito, eh!) al momento


