In questi giorni il PNRR non solo è tornato sotto la lente dell’UE perché l’Italia è in ritardo sulla realizzazione degli obiettivi di spesa e sta mettendo a rischio l’erogazione della terza tranche. Ma anche perché l’Agenzia antifrode dell’Unione europea (Olaf) ha dato il via a una serie di indagini sulla gestione dei fondi dei Piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR) da parte di alcuni Paesi europei. Anche se, al momento, non sono stati forniti dettagli particolari sugli specifici casi e su quali siano gli Stati membri attenzionati.
A questo proposito proprio nel 2022 l’Olaf (acronimo inglese dell’ufficio europeo anti-frode), considerando che il piano Next Generation EU prevede di iniettare nell’economia europea fino a 750 miliardi, ha istituito un nuovo gruppo di esperti dedicato a vigilare sull’utilizzo delle spese del Recovery che si è subito attivato a indagare su casi di possibili abusi dei finanziamenti del dispositivo UE per la ripresa e la resilienza.
Con l’occasione, l’Olaf ha diffuso anche il report annuale omnicomprensivo dei controlli sull’uso dei fondi europei relativo al 2022 e ne è emersa una pagella italiana che


