Perché diciamo no alla vaccinazione Covid per i bambini

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La Rete Sostenibilità e Salute ha lanciato un appello, già sottoscritto da Associazioni mediche italiane e da circa mille medici e operatori sanitari impegnati nella ricerca di base e universitaria, prevenzione e cura dei malati di COVID-19, per una moratoria delle vaccinazioni COVID-19 ai bambini.
In base alle attuali conoscenze i motivi per vaccinare in massa i bambini sono scarsi.
I vaccini contro la COVID-19 stanno riducendo casi gravi e mortalità negli anziani; hanno soprattutto senso nelle popolazioni a rischio, dove la Covid-19 può essere grave e letale. Invece i bambini hanno incidenza bassa, spesso asintomatica, di malattia, o manifestazioni lievi o moderate: vaccinarli non offre loro sostanziali benefici diretti.Il rapporto costi-benefici di ogni campagna di vaccinazione dipende dal peso della malattia nella popolazione bersaglio, dalle risorse disponibili, dalla valutazione di effetti indiretti e dall’impatto nel tempo. La gravità della Covid-19 nei bambini è simile a quella dell’influenza, vaccinarli non è prioritario neanche in paesi ad alto reddito, né per l’OMS.
Né vi sono benefici di rilievo per la comunità, perché i bambini hanno un ruolo minore nella trasmissione. Bambini e adolescenti hanno più contatti sociali rispetto agli anziani, e immunizzarli potrebbe far circolare meno il virus e proteggere anziani e fragili. I bambini però sono meno suscettibili degli adulti all’infezione e alla trasmissione. Paesi che hanno tenuto aperte le scuole primarie, come la Norvegia, mostrano il ruolo limitato dei bambini nel sostenere le trasmissioni e che vaccinarli darebbe riduzioni di rischio marginali per la comunità.Invece, se la circolazione del virus diminuisce, aumenta l’età dell’infezione primaria, direttamente associata alla patogenicità: vaccinare i bambini porterebbe forse meno infezioni, ma di maggior gravitàe letalità.
A fronte di benefici minimi o trascurabili non ci pare opportuno esporre i bambini a rischi di a breve di eventi avversi noti e comuni, benché in gran parte reversibili, e a lungo termine ancora non individuati ma possibili. Vaccini con tecniche innovative possono avere effetti anche diversi da quelli oggi noti. C’è la teorica possibilità di ADE (antibody-dependent enhancement), con rischi di malattie polmonari più gravi quando un vaccinato incontra i virus circolanti.
L’incidenza, oggi modestissima, della sindrome infiammatoria multisistemica correlata a COVID-19 (MIS-C) nei bambini potrebbe aumentare dopo le vaccinazioni, com’è stato per la VAED (vaccine-associated immune-mediated enhanced disease), per interazione tra anticorpi indotti dal vaccino contro la Dengue e ceppi diversi del virus selvaggio, o della VAERD (vaccine-associated enhanced respiratory disease), reazione respiratoria grave comparsa nel 1967 con il vaccino contro il virus respiratorio sinciziale. La sorveglianza post-marketing è iniziata da poco: informazioni su eventi rari ma seri si possono presentare negli anni, soprattutto con ampi e prolungati programmi di sorveglianza attiva, oggi carenti o assenti.
L’immunità di gregge con la vaccinazione di massa è implausibile, perché:
– questi vaccini riducono ma non azzerano la trasmissione, e sono meno efficaci su alcune varianti già emerse
– nuove varianti, anche resistenti ai vaccini, si diffondono velocemente con i movimenti delle popolazioni. Alti tassi d’immunizzazione potrebbero creare pressioni selettive con vantaggi per varianti che potrebbero attaccare anche i vaccinati
– non è ancora nota l’entità e durata della protezione da vaccino. Ad oggi non è stabilita la necessità e frequenza di dosi di richiamo per mantenere l’immunità (ma già si parla con insistenza di rivaccinazioni almeno annuali), ed è sconosciuto l’effetto di rivaccinazioni periodiche
– le campagne vaccinali procedono a ritmi diversi nei diversi paesi e nelle regioni, e comunque i problemi per vaccinare/rivaccinare 8 miliardi di persone non sembrano gestibili
– i vaccinati possono tendere a comportamenti meno attenti
– diverse specie animali sono già noti serbatoi del virus.
Non c’è dunque giustificazione altruistica o etica nel vaccinare i bambini per proteggere gruppi a rischio, già oggetto di intense campagne vaccinali.
La popolazione pediatrica è eterogenea, con caratteri fisiologici distinti anche nelle varie fasce d’età. I bambini sono più suscettibili a effetti avversi dei farmaci rispetto agli adulti, reagiscono in modo molto diverso nelle diverse età. Nuove vaccinazioni nei calendari vaccinali potrebbero dare interazioni sconosciute anche con le vaccinazioni di routine.
Con riferimento alle prove scientifiche disponibili, senza rinunciare a discutere delle strategie più efficaci contro la pandemia e rifiutando strumentalizzazioni antivacciniste, rivendichiamo l’imperativo ippocratico primum non nocere come principio base per ogni medico e misura di sanità pubblica. I bambini sono meno colpiti dalla pandemia, ma rischiano di essere le sue più grandi vittime.
Continueremo a impegnarci per promuovere alimentazione sana e stili di vita adeguati a preservare le fisiologiche capacità difensive contro tutte le infezioni e le malattie cronico-degenerative.
Per la Rete Sostenibilità e Salute:
• Associazione Salute Pubblica
• AsSIS – Associazione di Studi e Informazione sulla Salute

• Comitato Giù le mani dai Bambini ONLUS
• Fondazione Allineare Sanità e Salute
• Fondazione per la Salutogenesi ONLUS
• Gruppo No Grazie
• LUMEN APS
• Medicina Democratica ONLUS
• Rete Euromediterranea per l’Umanizzazione della Medicina
• Saluteglobale.it

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