Amsterdam, si balla in discoteca senza distanza. Ma è un esperimento scientifico sul Covid

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Per studiare come il virus si trasmette nei luoghi affollati, serata con 1.300 persone. Tutte negative. Sensori per monitorare i movimenti e bibite fluorescenti per svelare la trasmissione delle goccioline. Gli organizzatori: “Vogliamo capire come riaprire in sicurezza”.
Folla, musica, gente che balla. Di mascherine se ne vedono poche. Non siamo tornati all’estate in Sardegna, siamo in mezzo a un esperimento scientifico. Come si diffonde il coronavirus in un assembramento? Ecco gli ingredienti per capirlo: invitare 1.300 persone per quattro ore in una delle più grandi discoteche d’Europa, lo Ziggo Dome di Amsterdam. Piazzare dei sensori sui corpi in movimento. Poi offrire da bere cocktail fluorescenti, che saranno emessi sotto forma di goccioline, cantando e urlando nel corso della serata, e potranno essere rilevati a distanza. Il test ovviamente non è da kamikaze. Tutte le cavie felici e danzanti sono state testate all’ingresso. Lo saranno di nuovo a distanza di cinque giorni L’analisi dei comportamenti permetterà di capire quali sono le condizioni per riaprire le discoteche.
I volontari non mancano: per la serata allo Ziggo, sabato, si erano prenotate 100mila persone. I biglietti, venduti a 15 euro, sono andati esauriti nel giro di 20 minuti. La voglia di danzare – è evidente – è prepotente. I fortunati ammessi nell’enorme discoteca al coperto sono stati divisi in sei gruppi isolati l’uno dall’altro. A ognuno sono state assegnate regole diverse, per quanto riguarda il distanziamento, i limiti di movimento, la possibilità di urlare e cantare e l’uso più o meno tassativo delle mascherine o delle visiere. Anche chi aveva ricevuto il mandato di tenerla sempre, se l’è fatta scivolare via del viso man mano che la musica diventava travolgente. E questo è stato forse il dato più evidente. Gli altri dovranno essere analizzati dal gruppo di ricerca Fieldlab, incaricato dal governo olandese di condurre l’esperimento.

Ci vorrà del tempo. “Ma speriamo che il nostro lavoro porti a una riapertura intelligente degli eventi” ha spiegato Tim Boersma, di Fieldlab, all’agenzia Reuters. Natasja de Rooij, 29 anni, una delle partecipanti ha raccontato la sua gioia: “Siamo usciti finalmente dopo tanto stare seduti a casa. E abbiamo anche fatto qualcosa di utile”. Ritrovarsi all’improvviso tutti insieme, senza distanze, come se il coronavirus non fosse mai esistito, ha fatto sicuramente impressione ai partecipanti.

Esperimenti simili sono stati condotti in passato con una conferenza da 500 persone a Utrecht, a febbraio (e uno dei partecipanti è risultato positivo dopo l’evento), uno spettacolo di cabaret e una partita con 1.200 spettatori a gennaio, sempre con il sistema dei fan suddivisi in bolle, per capire quale set di regole fosse più efficace per prevenire il contagio. L’analisi dei dati, molti dei quali sono computerizzati, secondo Fieldlab richiede diverse settimane. Prossimamente verrà organizzato un nuovo esperimento con un concerto pop.
Fonte: La Repubblica.it

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