Il 2023 ripropone per i Paesi dell’Unione europea scenari di sicurezza non certo tranquillizzanti: la penetrazione nel Parlamento europeo delle azioni di influenza illecita svolte da Qatar e Marocco; il perdurare dell’aggressione russa all’Ucraina, che non lascia ancora intravedere possibili vie d’uscita; la parallela attività dello spionaggio russo, del quale continuano a emergere casi su casi; la metodica e instancabile campagna di acquisizioni da parte cinese di aziende di rilievo strategico e ricche di tecnologia; il recente allarme per il possibile uso da parte dello stesso governo cinese (a fini di Intelligence e di condizionamento delle opinioni pubbliche europee) dell’enorme quantità di dati personali raccolti da Tik Tok e, infine, il terrorismo di matrice islamista, tutt’altro che debellato.
Salta agli occhi come – eccezion fatta per la vicenda riguardante il Parlamento dell’Unione europea, scoppiata poche settimane fa come un fulmine a ciel sereno – tutte le altre criticità ora ricordate non siano certo nuove: i governi continentali le seguono da tempo. Si tratta, al contrario, di questioni ben note, nei confronti delle quali si sono però registrate nei diversi Paesi


