Doveva essere la priorità nella Penisola dei grandi rischi naturali e hot spot di eventi estremi meteoclimatici nell’area del Mediterraneo, doveva diventare la madre di tutte le nostre difese e delle battaglie ambientali e sociali ed economiche nel Paese che più di altri ha già pagato caro il tragico errore del non fare nulla, doveva garantire la pianificazione della mitigazione climatica con precise regole e tutta l’innovazione disponibile.
Invece, il “Piano dei Piani“ nazionali a 10 anni dall’avvio della sua definizione è ancora una corposa versione da aggiornare e priva della necessaria cornice di dotazioni finanziarie, delle necessarie inter-connessioni con il Pnrr e altri piani nazionali e regionali, e di una regia e una governance nazionale e locali per “metterlo a terra”.
È questo il tristissimo destino del Pnac, ovvero del Piano Nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici, appena fatto pubblicare dal ministro Gilberto Pichetto Fratin sul sito del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, con annessa Snac, acronimo di Strategia Nazionale di Adattamento Climatico, da cui non può prescindere e a cui bisogna arrivare per utilizzarlo.


