«Il Natale è bello per chi ha l’amore o l’anima in pace». L’ho letto in un post su Instagram nei giorni scorsi, e non posso fare a meno di convenire. Se si ha un macigno sul cuore, è difficile riuscire a godere dell’atmosfera gioviale di questa festa, che col passare degli anni, diventa sempre più divisiva: o la si odia o la si ama.
Spese aggiuntive, feste cui presenziare, telefonate di parenti che non si sentivano da secoli, il tutto con un sorriso stampato sulla faccia: potrebbe essere davvero troppo. Lo diventa per esempio, per chi ha una situazione familiare complicata alle spalle. Come per coloro che fanno parte della comunità LGBTQ+: per molti che studiano o lavorano lontano da casa l’opzione «tornare a casa per le vacanze» non è affatto contemplata, vuoi per il fatto di trascorrere del tempo sotto osservazione con l’ansia e la paura di affrontare questioni ideologiche o di accettazione mai davvero affrontate, o perché per molti è scattato il divieto di ripresentarsi a casa per via del proprio orientamento sessuale.
Lo dicono chiaro i dati riportati dall’indagine


