I manifestanti in Iran vengono uccisi da proiettili italiani?

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La strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno corre per 102 chilometri, su di un terreno in gran parte pianeggiante, e va a morire dentro al porto industriale della città labronica. Mentre si percorre il suo tratto finale, cisterne cariche di oli combustibili e montagne di container blu e arancione marchiati Hapag-Lloyd si susseguono a perdita d’occhio, grosse ciminiere sbuffano fuoco su di un cielo grigio perla e, a far da cornice al panorama, una sottile linea blu delinea un orizzonte dall’inconfondibile pennellata marittima.
Il mare però non c’entra con questa storia, c’entrano piuttosto le cartucce, i morti e l’Iran degli Ayatollah.

Ieri il Coordinamento livornese per il ritiro delle missioni militari all’estero ha organizzato un presidio di fronte allo stabilimento della Cheditte, azienda italo-francese che ha una delle sue fabbriche proprio a Livorno. La società è accusata di produrre e vendere cartucce usate dalla polizia iraniana per sparare contro i manifestanti.

Secondo un’inchiesta di France24, tra le pallottole usate per far fuoco sulla folla durante le proteste che sono esplose in Iran in risposta all’omicidio di Mahsa Amini, ci sono anche quelle della Cheddite,

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