La storia dei comunisti italiani uccisi da Stalin e il silenzio dei “compagni”

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Una parte poco conosciuta della storia italiana è quella dei comunisti fuggiti dall’Italia fascista per rifugiarsi in Russia. Nel Paese comunista tuttavia non trovarono il paradiso dei lavoratori ma l’inferno dei campi di concentramento, la fucilazione, la morte.

Venivano condannati perché non rispettavano l’ortodossia staliniana, più in generale per accuse senza fondamento come quella di essere delle spie del governo fascista. Su questa storia è calato un silenzio colpevole perché tra testimonianze sparse delle persone coinvolte e informazioni disperse negli archivi sovietici, è una faccenda che imbarazza i comunisti.

Per fare luce su questa tragedia è utile leggere “Comunisti italiani in Unione Sovietica. Proscritti da Mussolini soppressi da Stalin” (Ugo Mursia Editore) scritto da Romolo Caccavale, partigiano comunista, giornalista dell’Unità, iscritto al PCI dal 1945.

Duecento vittime, forse più

Emigrarono in Russia studenti, operai antifascisti, diversi anarchici e socialisti, ma si trattava soprattutto di iscritti al Partito Comunista d’Italia perseguitati dal fascismo. È difficile stimare quanti siano stati gli emigrati italiani. Lo stesso PCI non ha mai fornito ufficialmente un numero.

Dalle testimonianze si calcola che gli

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