A dieci anni dalla morte di Piero Melograni, intellettuale, storico e studioso romano, cresciuto nelle aule dell’Università di Perugia dove ha insegnato per venticinque anni, l’eredità del suo pensiero è ancora attuale. Lungo il corso della sua vita e per mezzo dei suoi saggi, incentrati sulla prima guerra mondiale e sul ventennio fascista, la sua attività è stata tutta sociale e politica, nel solco di una forte idea di libertà democratica.
Nel decennale della sua morte, si è tenuto ieri a Milano l’incontro “Piero Melograni ha scelto la libertà di pensiero. Storia politica d’Italia dal 1956 al 2012”, in occasione della donazione dell’archivio e di un’ampia sezione della sua biblioteca Melograni alla Fondazione Corriere della Sera. Il dibattito-ricordo si è tenuto nella Sala Buzzati del quotidiano.
Il ricordo di Piero Melograni è cominciato con le parole di Cesare Panizza saggista e professore dell’Università di Torino. “Un personaggio di rilevanza per la cultura italiana del secondo Novecento”, ha esordito il professore. Il lavoro storiografico dell’intellettuale riflette il suo impegno politico e civile: la sua visione del potere, diventata


