Come ormai siamo abituati da decenni, torna anche oggi di attualità la tragedia dei migranti e il problema della gestione dei confini dell’Unione Europea.
È chiaro che nessuno ha posto questa tragedia nei termini di un meschino e degenerato indifferentismo davanti a queste barche colme di persone umane che in balia di disperazione, sfruttamento e impervie onde naufraganti attraversa il Mediterraneo rischiando la propria vita.
Dico nessuno, perché è del tutto evidente che si tratta di un fenomeno lacerante e disumanizzante che non può che scuotere la coscienza di ognuno.
Il problema è chiaramente di ordine umanitario ma anche di ordine politico. Ed è su quest’ultimo versante che ci troviamo dinnanzi ad atteggiamenti governativi che sono complessi, contraddittori e mai unanimi. Si dirà che è l’egoismo nazionale che fa la sua recrudescente rivendicazione di senso, quando si pretende di chiudere i confini, ma forse limitarsi a dire questo è miope, scontato e superficiale.
In ballo qui vi sono i valori fondamentali della sopravvivenza umana, della permanenza di tutti noi in un ordine politico, ma anche l’identità


