L’invasione russa dell’Ucraina ha avuto effetti anche nel dominio cyber, dimostrandoci quanto siamo interconnessi, sottolineando l’importanza della cooperazione tra pubblico e privato e facendoci prendere coscienza del ruolo critico di infrastrutture fisiche come cavi sottomarini e gasdotti. Ne parliamo, alla vigilia della Nato Cyber Defence Pledge Conference 2022 a Roma, con Michael Rogers, ammiraglio statunitense in pensione, già a capo del Cyber Command degli Stati Uniti e direttore della National Security Agency e del Central Security Service, oggi presidente del consiglio di amministrazione di Claroty, società che si occupa di cybersicurezza.
Qual è la più importante cyber-lezione appresa dalla guerra in Ucraina?
La più grande lezione del conflitto finora – e ricordiamo che è in corso – è che l’Ucraina è riuscita a sviluppare un livello sorprendente di resilienza cibernetica, in parte perché è passata a un modello molto diverso. In primo luogo, ha sfruttato la capacità di difendere le infrastrutture al di là delle capacità del governo o dello Stato, coinvolgendo nuove competenze, conoscenze e partner. In secondo luogo, ha dovuto pensare in modo più ampio


