Tra emissioni inquinanti record nei vari Paesi del mondo, violazioni dei diritti umani in Egitto e Coca-Cola fra gli sponsor, la COP27 di Sharm el-Sheik rischia di rivelarsi un enorme fallimento ancora prima di iniziare e di essere l’ennesima vetrina per il greenwashing
©COP27
Si avvicina l’inizio dei lavori della 27a edizione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, meglio nota come COP27. L’atteso summit, che sarà ospitato a Sherm el-Sheikh in Egitto, è in programma dal 6 al 18 novembre e si propone l’ambizioso obiettivo di salvare il Pianeta dagli stravolgimenti climatici e proteggere la sua biodiversità.
Tutto lodevole e interessante, almeno a parole. Nei fatti la COP27, a cui prenderà parte anche l’Italia, è destinata a rivelarsi un grande fallimento già in partenza, probabilmente peggiore di quello rappresentato dal summit dello scorso anno. Nel corso della precedente edizione i leader mondiali si sono impegnati, infatti, mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5ºC (come già previsto dall’Accordo di Parigi) e puntare alla riduzione delle emissioni entro il 2030. Peccato, però, che invece di migliorare il quadro internazionale è decisamente peggiorato e che nessun Paese sia al momento in linea con gli obiettivi.
Ad aggravare la situazione la crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina, che sta portando diverse nazioni e istituzioni a investire nel settore dei combustili fossili invece di sostenere la transizione ecologica basata su energia pulita e rinnovabile. Tutto ciò mentre il Pianeta è ormai letteralmente in fiamme.
L’estate del


