“I soldi per le armi li trovano sempre, per le bollette no”. Paragone asfalta il Palazzo

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Pubblicato il 05/10/2022 15:01

Non ci sarà bisogno di fare altri giri in parlamento perché l’ultima volta il governo ottenne proprio dall’aula che in caso di nuovi decreti per l’acquisto e l’invio di armi non ci sarebbe stato bisogno di votazioni né di confronti. Insomma, quel che decide il governo viaggerà spedito in nome dell’emergenza e della solidarietà con l’Ucraina, per cui abbiamo appena stanziato 700 milioni da destinare all’interno del “programma di assistenza macro finanziaria eccezionale” come previsto nel decreto aiuti.
Così, proprio nella settimana del santo patrono d’Italia, l’uomo della provvidenza laica licenzierà il quinto decreto per acquistare – non si sa da chi – e rifornire nuove armi da donare al presidente ucraino in odor di Nobel per la Pace: in altre parole san Francesco si troverà schiacciato tra Draghi e Zelensky. Il santo simbolo della pace, dell’infinitamente piccolo, dell’essenzialità e della povertà come arma ultima da sbattere in faccia ai potenti, sarà giubilato per fare posto alla resistenza armata, al dialogo delle bombe e dei conflitti a fuoco perché c’è pericolo di un conflitto. Nucleare. Normale? (Continua dopo la foto)

A quanto pare sì visto che per le armi i soldi e le intese si trovano al volo, mentre per far fronte ai rincari proibitivi dell’energia al di là di grandi giri di parole non si va. Sono mesi che assistiamo prima alle speculazioni dei top player dell’energia, poi alle grandi trattative sul tetto al prezzo del gas e infine alla rassegnazione per cui chi fa da sé fa… meglio, come dimostra la Germania. E in Italia? In Italia si va avanti a chiacchiere perché bisogna salvare il popolo ucraino dal despota russo anche a costo di far saltare gli italiani. Perché questo

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