Presunti accessi abusivi a pc magistrati, indagati 3 tecnici società manutenzione

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MILANO, 21 MAG – Sono tre tecnici di una società di manutenzione, che aveva l’appalto per questo servizio, gli indagati nell’inchiesta milanese per Accessi abusivi ai computer in uso a magistrati tramite il sistema Ecm, di cui di recente il Ministero della Giustizia ha annunciato la dismissione.

In particolare, da quanto si è saputo, sarebbero stati ‘bucati’ i pc di tre magistrati in servizio ad Alessandria e a Torino. Su fatti che vedono magistrati del distretto di Torino come persone offese di reati ha competenza ad indagare, infatti, la Procura di Milano, diretta da Marcello Viola.

Per quanto riguarda il caso di Alessandria, emerso nei mesi scorsi anche su Report, si sarebbe trattato di un “test” sul pc di un giudice, Aldo Tirone (non indagato), attraverso un tecnico. E i pm Enrico Pavone e Francesca Celle, con gli investigatori della Polizia postale, stanno verificando ora se si sia trattato anche negli altri due casi di prove di vulnerabilità del sistema o di vere o proprie intrusioni informatiche.

Gli accertamenti – dopo le perquisizioni eseguite lo scorso marzo e di cui la Procura milanese ha dato conto oggi – sono ancora in corso in attesa di riscontri utili.

Da quanto è stato riferito in Procura, non c’è alcun elemento, allo stato, per sostenere che funzionari ministeriali siano stati protagonisti di Accessi abusivi. Le presunte intrusioni, invece, sarebbero state effettuate da tre tecnici della società di manutenzione convenzionata, ossia esterna. Resta da capire se abbiano fatto questi interventi per verificare se c’era la possibilità di introdursi nel sistema, ossia una sorta di test di vulnerabilità, come sarebbe stato il caso del giudice Tirone e di un tecnico, di cui aveva parlato Report trattando del cosiddetto “software gate”.

Da questa vicenda era scaturita l’indagine milanese aperta nei mesi scorsi. La competenza a indagare dei pm milanesi sta nel fatto che le ‘vittime’ sono magistrati del distretto torinese. Allo stato risultano tre Accessi sui computer di altrettanti magistrati, compreso quello “di prova”, stando anche alla versione del giudice. Le verifiche più ampie, invece, a livello nazionale, sul caso del software le sta coordinando la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Al momento, da quanto riferito, non ci sarebbero magistrati “colpiti” da intrusioni nel distretto milanese, né pare in altri distretti giudiziari italiani.

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