Dopo i sedici arresti effettuati dalla Polizia ieri (martedì 12 maggio) a Latina nell’ambito dell’operazione denominata ‘Pac-Man’, emerge il dettaglio più inquietante sulla banda dei 16 indagati: non si fermavano davanti a nulla. La giudice Laura Morselli lo ha scritto chiaramente nelle carte: anche quando le forze dell’ordine sequestravano la droga o arrestavano qualcuno di loro, gli affari illeciti continuavano come se niente fosse. Anzi, la banda reagiva con ancora più violenza.
Il gruppo gestiva un enorme traffico di droga, estorsioni e un arsenale di armi ed esplosivi. Avevano ruoli precisi e stabili. Invece di spaventarsi per i sequestri della Polizia, i criminali rispondevano subito con violenza e incendi per costringere i debitori a pagare. Tutto è peggiorato dopo il primo sequestro di hashish il 14 settembre scorso, nascosto dentro un SUV vicino ai palazzi Arlecchino. Da quel momento è partita un’escalation di terrore. Nelle intercettazioni si sentono minacce spietate, forti delle tante armi che avevano per condizionare la città.
La figura centrale era Francesco D’Antonio, 37 anni, già condannato per l’omicidio di Matteo Vaccaro al Parco Europa nel 2011. D’Antonio promuoveva le azioni della banda, gestiva le armi e pianificava le estorsioni usando sempre la violenza. Insieme a lui c’era Antonio Mazzucco, che mandava avanti lo spaccio continuo e ordinava i pestaggi per recuperare i soldi. Alex Iannaccone partecipava alle estorsioni e nascondeva le armi nei momenti più gravi. Davide Beccaro dava supporto pratico nei roghi e nello spaccio, mentre Francesco Nicoletti era l’esecutore materiale delle azioni più brutali e ubbidiva subito agli ordini. Infine, Luca Tonini faceva il custode e spostava le armi della banda.


