Campobasso – Giallo Pietracatella, al vaglio contraddizioni cerchia familiare

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CAMPOBASSO – Restano concentrate su quattro persone, tutte appartenenti alla stessa cerchia familiare, le attenzioni degli investigatori che indagano sul duplice omicidio di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, le due donne di Pietracatella morte dopo un presunto avvelenamento da ricina.

Secondo quanto si apprende da fonti investigative, i sospetti si concentrerebbero in particolare su due donne, legate da un rapporto di stretta parentela. A indirizzare gli investigatori sarebbero alcune contraddizioni emerse durante le audizioni, ma soprattutto omissioni e incongruenze nella ricostruzione degli ultimi due giorni trascorsi dalla famiglia prima della tragedia. Sul caso viene mantenuto il massimo riserbo, ma secondo ambienti investigativi “il cerchio si sta stringendo”.

Resta confermata anche l’ipotesi che la ricina possa essere stata prodotta artigianalmente, secondo pratiche conosciute in ambito agricolo per preparati idonei a tenere lontani animali dannosi per orti e coltivazioni.

Proseguono intanto le audizioni nella Questura di Campobasso. Nella giornata di ieri gli investigatori della Squadra Mobile hanno ripreso ad ascoltare amici e familiari delle due vittime. Sentiti nuovamente anche il padre e il fratello di Antonella Di Ielsi, già ascoltati due volte negli uffici di via Tiberio: la prima a fine dicembre, quando si ipotizzava ancora una grave intossicazione alimentare. Nei prossimi giorni dovrebbe essere riconvocata per la quarta volta anche Laura Di Vita, la cugina di Gianni Di Vita che ha ospitato lui e la figlia Alice per quasi quattro mesi dopo la tragedia.

L’inchiesta della Procura di Larino procede per duplice omicidio volontario contro ignoti e per omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell’ospedale Cardarelli.

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