Non c’è stata storia, in un certo senso. Ancora una volta. Stavolta, quasi da impallidire. Non c’è stata storia nella finalissima e nello scontro diretto tra Sinner e Zverev, con l’altoatesino che s’è divorato il tedesco pensate in meno di un’ora di gioco, qualcosa di rarissimo a livelli come questi. Perfetto al servizio, senza concedere alcuna palla break. 58 minuti da record in cui, con un 6-1 e 6-2 senza alcuna ammissione di replica, la macchina altoatesina ha spazzato via l’ultima resistenza e s’è presa pure Madrid. Uno degli ultimi pezzi che mancavano al puzzle della sua giovane ma già straripante carriera. Palmares sempre più folto, dunque. Indovinate cosa manca? Roma, quella Roma proprio all’immediato orizzonte.
Ma se Re Sinner, scoperto il sorteggio del tabellone a Piazza del Popolo, adesso può godersi qualche giorno di riposo prima del definitivo trasferimento nella Capitale, per gli addetti ai lavori è tempo di bilanci. Bilanci.. stellari. Ancora una volta. Sinner non solo quest’anno ha deciso di tuffarsi nella storia, ma di continuare a nuotarci come nessun altro. Con Madrid parliamo del quinto Masters 1000 consecutivo: cambiano le superfici, dal cemento al rosso, ma il risultato non cambia. Una supremazia. Nessuno mai era riuscito in un’impresa del genere, tra l’altro condita dal Sunshine Double oltreoceano: nessuno, nemmeno i Big 3, nemmeno Nadal o Djokovic o lo stesso Federer.
Questo per far capire la dimensione, la grandezza del tennista a cui assistiamo. Tornato a dominare a vele spiegate. Con le defezioni di Alcaraz, tra l’altro, non perde nemmeno di vista uno degli obiettivi più importanti: staccarsi ancora di più, in volata e fuga solitaria, per chiudere il 2026 come il 2024 in testa a tutti. Adesso c’è Roma, anche questa, da sbloccare.


