SALERNO – È morto l’operaio indiano che, nei giorni scorsi, era arrivato al pronto soccorso del ‘Ruggi’ di Salerno in gravi condizioni. Il cuore del 36enne ha smesso di battere a causa delle complicanze di una gravissima forma di setticemia alle gambe e di un’infezione che si era estesa anche agli organi interni. La salma è stata sequestrata e gli investigatori sono al lavoro per capire se il quadro clinico dell’operaio sia dipeso da situazioni di sfruttamento lavorativo.
Il giovane, residente nel Napoletano, era stato accompagnato in ospedale da una persona, probabilmente un familiare, che poi si era frettolosamente allontanato. Ora gli investigatori vogliono andare fino in fondo, per ricostruire i tanti punti oscuri della vicenda, a partire dalle cause del suo grave stato di salute.
“Abbiamo raccontato questa storia nei giorni scorsi, con la speranza che potesse avere un epilogo diverso. Non è andata così. La morte di Paul Neeraj impone oggi un passaggio ulteriore, più difficile ma necessario: cercare la verità fino in fondo”. Lo dice Enzo Maraio, segretario nazionale di Avanti Psi, che si è occupato della vicenda dell’operaio.
“Non bastano il cordoglio o l’indignazione, ora serve chiarezza. Serve capire – scrive – cosa è accaduto prima del suo arrivo in ospedale, quali condizioni di vita e di lavoro abbiano reso possibile un esito così drammatico, quali responsabilità debbano essere accertate. Serve assistere la famiglia”. “Morire per lavoro, nel 2026, non è accettabile. Ogni volta che accade, viene meno un pezzo della nostra civiltà, vengono meno anni di lotte ed impegno. E noi non possiamo permetterci di restare indifferenti” conclude



