La Romania e tutta la grande famiglia del calcio internazionale piange la scomparsa di una delle sue figure più storiche, a livello continentale. Un vero e proprio highlander, fino all’ultimo respiro.
Mircea Lucescu non ce l’ha fatta. Il maestro ha perso la sua ultima partita. S’è spento lo storico allenatore rumeno, vecchia conoscenza del calcio italiano, romantico profumo anni novanta su panchine di Pisa, Brescia ed Inter stessa.
Fino a dieci giorni fa, pensate, in sella per cercare di regalare al suo popolo l’ultimo suo sogno, l’ultima missione: la Romania ai Mondiali. Non andò bene, perse in Turchia e qualche giorno dopo la Federazione ne ratificò l’esonero.
Da tempo combatteva contro la malattia. Subito dopo la sconfitta in Turchia soffrì un malore in allenamento, fu trasferito all’ospedale di Bucarest. Ma quando sembrava finalmente destinato alle dimissioni, doppio infarto. Terapia intensiva, situazione clinica in precipizio e da Pasqua in coma farmacologico.
Fino a poco fa e quella notizia che tanti temevano e forse, tremendamente, aspettavano. Se ne va il maestro generazionale, uno dei più grandi del calcio rumeno. Leggenda, dal 1984, quando portò per la prima volta la nazionale ai Mondiali. Da lì non ha più smesso di allenare, fino ai giorni d’oggi. Stregone balcanico, calcio folkloristico. Unico. Addio, Maestro.


